Preziose eredità risalenti a circa cinquemila anni fa, conservate integralmente a pochi chilometri da Arzachena, rinomata località turistica della Gallura. Qui una civiltà neolitica ha lasciato tracce evidenti del suo passaggio: si tratta della necropoli di Li Muri, il sito più antico dell’intero territorio, detta anche delle ‘tombe a circolo’ (o dei ‘circoli di Arzachena’) per la caratteristica disposizione a cerchio delle pietre tombali. Secondo gli studiosi rappresenta un tipo di necropoli diffusa soltanto in quest’area, tanto che la cultura prenuragica che l’ha generata è detta ‘gallurese’.

Giunto nei pressi della necropoli osserverai quattro ‘ciste dolmeniche’, ovvero piccoli vani realizzati con lastre di pietra conficcate verticalmente nel terreno, e un’allée couverte, ossia una tomba a galleria nel quale non c’è separazione tra corridoio d’entrata e camera funeraria. L’ampiezza dei circoli varia dai cinque agli otto metri e mezzo di diametro, delimitati da piccole lastre piantate nel terreno a coltello e disposte a cerchi concentrici. I vani contenevano un tumulo di pietre e terra con dentro il sepolcro le tombe, a formare una serie di collinette, l’una accanto all’altra. Fra di loro si frapponevano due grandi steli di granito infisse verticalmente nel terreno – esattamente come i menhir - con la funzione di segnalare le tombe o di rappresentare le divinità. A breve distanza dai circoli scorgerai piccole cassette litiche, presumibilmente destinate a raccogliere le offerte al momento della sepoltura. Sono di forma quadrangolare, formate da lastre di pietra.

All’interno delle tombe il defunto era sepolto in posizione rannicchiata e singolarmente a differenza del resto della Sardegna dove le sepolture erano generalmente di tipo collettivo. Il tipo di seppellimento rappresenta una delle principali peculiarità della civiltà che abitava l’area. La sepoltura rispettava particolari rituali, tra cui dipingere il corpo del defunto con l’ocra rossa. A testimonianza sono stati ritrovati ciottoli con tracce di questo colore. L’ocra, simbolo del sangue, aveva significato di rigenerazione, perciò usata sui corpi come buon auspicio. Il corpo era accompagnato da corredi funerari, costituiti da ceramiche, vasi in pietra, accette e vaghi di collana in pietra dura. Dagli scavi sono emersi anche altri rari e raffinati manufatti in selce e steatite, tra cui una coppetta finemente lavorata, alcune lame di coltello e grani di collana anche in pietra verde. Alcuni preziosi monili fanno pensare che i defunti di Li Muri fossero personalità importanti nell’ambito di quei popoli, abituate al combattimento, nonostante la società fosse prevalentemente pacifica e dedita a un’economia pastorale.

Le affinità fra la necropoli gallurese e quelle della Corsica meridionale e dell’area pirenaica sono numerose, ma anche le isole egee e l’area balcanica ne hanno di simili: forse la cultura dei circoli di Arzachena è un esempio di megalitismo europeo. I circoli della necropoli sono la testimonianza neolitica più importante della Gallura, vicino sorgono anche importanti testimonianze nuragiche: le tombe di Li Lolghi e di Coddu Vecchju, il tempietto di Malchittu e, soprattutto, il nuraghe Albucciu.