Nel centro di Sardara farai un coinvolgente viaggio virtuale a ritroso nelle misteriose civiltà nuragica e prenuragica, nelle affascinanti testimonianze puniche e nella Roma repubblicana e imperiale. Ospitato in un bell’edificio di inizio XX secolo, il Civico museo archeologico Villa Abbas, prima di essere restaurato e inaugurato (1997), è stato municipio, caserma e scuola. L’esposizione si articola in otto sale con vetrine e pozzetti: sono rappresentati i siti archeologici più rilevanti dal Medio Campidano sin quasi all’hinterland cagliaritano lungo la statale 131 (arteria stradale principale dell’Isola). Il percorso museale inizia con la sala didattica, che ti aiuterà a ‘leggere’ l’esposizione: sono illustrate tecniche di lavorazione, forniti dati storici e cronologici, offerta una panoramica sulle produzioni ceramiche da Neolitico a tarda età imperiale. A ogni sala (e relativi reperti) sono affiancati pannelli illustrativi.

Al santuario di sant’Anastasia, che prende nome dalla chiesetta bizantina sorta sulle strutture preistoriche, all’interno dell’abitato di Sardara, è dedicata la seconda sala: sono esposti reperti recuperati in tempio a pozzo e villaggio nuragico. Un corridoio, fiancheggiato da un pozzetto nel quale sono ricostruite tombe di epoca romana a inumazione pertinenti alla necropoli di Terr’e Cresia, porta alla terza sala, dove sono riprodotte fedelmente fosse, ossa, ceramiche e reperti metallici. Anche quarto e parte del quinto ambiente sono riferiti allo stesso sito e a tombe a incinerazione e inumazione. L’altra parte della quinta sala offre una panoramica sui ritrovamenti più significativi del territorio sardarese, tra cui gli arcieri bronzei nuragici. La sesta è dedicata al castello di Monreale, con annessi borgo e mura. Dalla qui provengono maioliche e ceramiche di origine iberica, italiana, africana e produzioni locali in ceramica, legno, osso e metallo. Una vetrina ti porterà dentro la quotidianità della vita nel castello. Il pozzetto espositivo ospita la ricostruzione di un’area di produzione di materiali fittili. Le ultime due sale sono dedicate ai siti venuti alla luce durante i lavori della statale 131: le testimonianze preistoriche di Padru Jossu (Sanluri), sant’Antonio (a Serrenti) e San Sperate, ma in particolare gli ex-voto fittili di epoca punica derivanti dall’antica città di Neapolis.