La sua antica storia è parallela a quella della vicina Siamanna, al quale fu legata sino al 1975, prima che divenissero due Comuni autonomi. Siapiccia nacque come presidio lungo una strada romana, la via (in campidanese s’ia) che da Usellus portava a Forum Traiani (Fordongianus), lungo le falde occidentali del monte Arci. Trae la seconda parte del nome (piccia, piccola) dal fatto che forse si trattasse di una via minore o secondaria rispetto alla strada manna (grande) dove nacque Siamanna. Il paesino di meno di 400 abitanti sorge ai margini della pianura del Campidano di Oristano, da cui dista 18 chilometri, con le pendici occidentali del monte Grighine, alle porte del territorio storico del Barigadu. È un’area ricca di affioramenti di quarzite, un tempo usata per ricavarne materiale tintorio, e di sorgenti termali: le più note sono sa Mitza de s’acqua callenti (dell’acqua calda), con proprietà salutari, e la fonte di s’Arrogana, da cui scaturisce acqua microbiologicamente pura. Il monte caratterizza il paesaggio con rocce erose dal tempo e macchia mediterranea, a tratti impenetrabile.

Le attività economiche prevalenti sono allevamento e agricoltura, in particolare produzione di grano e orzo. Nel punto più alto, nonchè centro del paese, si erge la parrocchiale di san Nicolò di Bari, consacrata nel 1605. All’interno si conserva un bell’altare in marmo raffigurante il santo patrono, festeggiato il 6 dicembre. Poco più di un mese dopo si svolgono altri festeggiamenti religiosi: l’8 gennaio in onore della Madonna del Rimedio e il 16-17 i fuochi di sant’Antonio abate.

Il territorio di Siapiccia fu abitato da epoche molto più remote di quella romana, sicuramente durante il periodo fenicio e punico, di cui rimangono numerose sepolture e graffiti, e precedentemente anche nel Neolitico e nell’età del Bronzo, come confermano testimonianza sparse, specie alcuni ruderi di nuraghi. Durante il Medioevo il paese era inizialmente sotto l’autorità del giudicato d’Arborea, poi fu incluso nel marchesato di Oristano.