Lungo l’asse che attraversa il centro storico di Oristano, dalla torre di Mariano alla porta Mari, sorge piazza Eleonora d’Arborea, una delle più famose della città, arricchita da edifici civili di pregio e di culto. Attorno alla statua della giudicessa, ammirerai la chiesa di san Francesco d’Assisi, il palazzo Corrias Carta e, all’angolo con corso Umberto I, il palazzo degli Scolopi. Al suo posto, attesta lo storico Angius, sorgeva una sinagoga, ‘giustificata’ dalla presenza di una nutrita colonia di ebrei, che durante la dominazione spagnola fu costretta a lasciare l’Isola. Altre notizie sul complesso risalgono al 1536-40, tratte dai verbali delle riunioni consiliari, che qui si tenevano in quegli anni. La struttura diventò poi sede del convento gesuita: gli Scolopi, nel 1682, ci aprirono un istituto, finanziati da un ricco mercante. Le scuole Pie occupavano il piano inferiore del convento e rimasero attive fino al 1886, anno di soppressione degli ordini religiosi, sostituite dal regio ginnasio. Oggi è di nuovo sede del municipio oristanese: ospita l’aula consiliare, contrassegnata da un portale d’ingresso in arenaria, e uffici amministrativi.

Il complesso fu ristrutturato a partire dal 1830 a opera di Fra’ Antonio Cano. L’architetto e scultore sassarese caratterizzò la lunga e alta facciata con elementi classici. Intervenne anche sul monumento più ricco, l’ex chiesa di san Vincenzo, oggi aula consiliare: della sua opera rimangono quattro statue degli evangelisti, collocate in nicchie sulle pareti perimetrali. Durante il periodo fascista l’ambiente fu adibito ad aula di tribunale e le nicchie murate per occultare i simboli di pietà non adatti alla nuova funzione. Le mani, che venivano fuori dal muro, furono mutilate. Altro caratteristica decorazione è il balcone in ferro battuto che si affaccia sull’aula. Da qui, percorrendo un corridoio cadenzato da archi, giungerai alla sala giudicale che custodisce due grandi dipinti di Antonio Benini, ‘Matrimonio di donna Eleonora’ e ‘Proclamazione della Carta de Logu’, e la corona in bronzo donata dalle donne veneziane a Oristano in onore di Eleonora (1884). Di metà XIX secolo è un altro intervento, di Gaetano Cima, autore degli altri due edifici neoclassici della piazza (palazzo Corrias Carta e chiesa di san Francesco). L’architetto cagliaritano tentò di impostare, sul precedente, uno severo prospetto di matrice purista: tentativo di cui restano rigore geometrico e ricerca di una regola compositiva.