Culla di arcaiche tradizioni, Orgosolo rivela un profondo legame con le sue radici: è la patria del canto a Tenore, proclamato patrimonio dell’Umanità UNESCO. Abitato sin dalla preistoria, come testimoniano domus de Janas, tombe dei giganti e i nuraghi su Calavriche, Mereu e Gorropu, alla fine del 1800, il paese assurse alla cronaca per il banditismo. Il regista Vittorio De Seta, nel film Banditi a Orgosolo (1961), ne descrive l’aspra lotta in difesa delle terre espropriate dallo Stato.

Durante il Novecento si sviluppò un fermento culturale ancora attivo, il muralismo, in origine strumento di protesta. Stradine e case in pietra sono arricchite da bellissimi dipinti, che hanno dato al paese fama internazionale. Tanti artisti hanno contribuito a creare un vero museo a cielo aperto: centinaia di murales colorano le vie e raccontano costumi e tradizioni, cultura e intimo dissenso.

Paesaggi mozzafiato caratterizzano il Supramonte di Orgosolo. Uno dei sentieri che partono dal paese conduce alla dolina di su Suercone: dove la terra ha creato una voragine profonda 200 metri e larga 400. Tra i monumenti naturali anche il canyon Gorroppu, percorribile per un lungo tratto: con pareti di 450 metri è uno dei più profondi d’Europa. Immancabile una passeggiata nella foresta di Montes, per visitare sos pinnettos, antiche capanne dei pastori.

Il centro è noto per su lionzu, raffinata benda che incornicia il viso delle donne in costume tradizionale. Per l’ordito si usano fili di seta rara - il baco da seta è allevato da queste parti - mentre la trama è colorata con lo zafferano.

Da fissare due date: a Ferragosto per sa Vardia ‘e mes’Austu, sfrenata corsa di cavalli per le vie del centro, e a metà ottobre la tappa di Autunno in Barbagia quando l’accoglienza prende il gusto de sa purpuzza, carne cotta secondo un’antica ricetta.