Circondato da monti del Gennargentu e lambito da corsi d’acqua, che lo rendono uno spettacolo di rarità faunistiche e arboree, Gavoi è un borgo ‘gioiello’ nel cuore selvaggio della Sardegna, insignito dal Touring club della ‘Bandiera arancione’. Popolato da circa tremila abitanti, si inerpica a quasi 800 metri d’altezza, in posizione invidiabile, al centro di un territorio di oltre tremila ettari ricoperto per due terzi da boschi di lecci, roverelle, castagni, agrifogli, noci e ciliegi. A due chilometri dal paese sarai rapito dal blu intenso, specie in autunno e inverno, del lago di Gusana, ideale per escursioni in canoa e per la pesca sportiva. È un bacino artificiale, formato tra 1959 e 1961, suggestivamente ‘incassato’ tra i monti Littederone e Nodu nos Arcos, ricoperti di roverelle e macchia mediterranea, che gli conferiscono un candido aspetto: li potrai perlustrare a cavallo. Vicino alle sue rive troverai strutture per goderti un soggiorno con tutti i comfort a disposizione. Nel corso di tutto l’anno sarai rapito dal contesto naturalistico gavoese: d’inverno dai monti innevati che fanno da sfondo in primavera ed estate da clima fresco​ e colori vivi della natura. Nel borgo, fatto di eleganti case in granito, godrai di splendide viste panoramiche sulle vallate verdi. Potrai gustare le prelibatezze locali, come il famoso pecorino fiore sardo dop – per cui Gavoi è presidio slow food - pane e fresa, patate e dolci tipici, e ammirare le eccellenze artigiane. Specie, nella tappa gavoese di Autunno in Barbagia. Camminando per le vie del centro, ti lascerai trasportare alla ricerca di scorci con balconi fioriti, da cui scrittori, attori, musicisti, giornalisti di tutto il mondo si esibiscono a inizio luglio in occasione del festival L’Isola delle storie, la più famosa rassegna letteraria della Sardegna. Se vuoi approfondire la cultura locale non può mancare una visita al museo casa Porcu Satta, che vanta bellissimi abiti della tradizione gavoese, giocattoli d’un tempo (la splendida collezione Jocos), strumenti degli antichi mestieri e musicali, come su tumbarinu (tamburo), suonato dai Tumbarinos, che hanno reso famoso il borgo. La chiesa di sant’Antioco martire è un’altra suggestiva tappa da non mancare.

Nei punti più ‘alti’ del territorio, vicino alle sorgenti, potrai visitare menhir, domus de Janas e nuraghi, simbolo di un territorio abitato sin dalla preistoria, in particolare gli insediamenti di Castrulongu e il nuraghe Talaichè, con la copertura a tholos (falsa cupola) ancora integra. Suggestivo è il roccione di Lopène (luogo di pena), dove, secondo leggenda, si consumava il sacrificio degli anziani.