“Una grande tettoia di stile liberty sorretta da sei colonne di ghisa adorne di ghirigori e di pigne, una decina di vasche con rubinetti e tubi di scarico, e il serbatoio simile a quello degli abbeveratoi”: così lo descrive Giuseppe Dessì nel suo capolavoro ‘Paese d’ombre’, vincitore del premio Strega nel 1972. Il lavatoio pubblico di Villacidro, inaugurato nel 1893, segnò un’epoca per la cittadina ai piedi del monte Linas: non solo le massaie non erano più costrette a recarsi al fiume per lavare i panni, ma lo spazio pubblico, coperto e riparato, dove giocoforza ci si doveva trattenere per lavare panni e indumenti, divenne luogo di ritrovo e aggregazione sociale. Dessì nel suo libro ne fece un simbolo dell’impegno del protagonista, in veste di amministratore pubblico, contro l’arroganza dei potenti, in favore di un progresso ‘ecologico’.

Il lavatoio si collocava nell’antico rione centrale del paese, detto Frontera de sa Mitza, e in origine faceva parte di un complesso che comprendeva anche un mattatoio, alcune logge e un abbeveratoio. Oggi è l’unica struttura superstite, restaurata negli anni Ottanta del XX secolo. L’aspetto è quello di un tempio, non a caso è considerato una delle principali opere architettoniche sarde in stile liberty. Il materiale di costruzione è la trachite nera di Serrenti, con parti in ferro battuto e ghisa. In stile liberty erano anche le decorazioni, motivi floreali e sculture, molte delle quali andate perdute. Ventidue colonne in ghisa sorreggono la copertura in lamiera, che sovrasta il lavatoio vero e proprio. Conterai 36 vasche in muratura rivestite in trachite e una fontana, tutt’ora attiva e funzionante, che conserva le statue superstiti: un leone, una leonessa, una sirena e alcuni volti d’angelo. Oggi l’impianto risulta su un livello ribassato rispetto alla posizione originaria, a causa di esigenze urbanistiche e del progressivo abbandono della struttura iniziato negli anni Sessanta, quando ormai tutte le case di Villacidro erano servite dalla rete idrica. A quegli anni risale anche la demolizione delle altre strutture del complesso.

Non solo il lavatoio, a Villacidro altri luoghi di cultura meritano una visita, in particolare il museo archeologico Villa Leni e la maestosa parrocchiale di santa Barbara. A proposito di Giuseppe Dessì, invece, da non perdere sono gli itinerari del parco culturale a lui intitolato, che raccontano i luoghi delle sue opere. Il territorio attorno alla cittadina è un’oasi tutta da scoprire: spiccano, oltre al monte Linas, la rigogliosa foresta di Monti Mannu e spettacolari cascate, come sa Spendula, Piscina Irgas e, nel territorio di Gonnosfanadiga, Muru Mannu.