Di grande tradizione cerealicola, è considerata ancora piccola ‘capitale’ del grano. Guasila è un centro di duemila e 700 abitanti, adagiato su dolci e fertili colline della Trexenta, che ne caratterizzano il paesaggio. L’assetto urbano è tipico con dimore padronali dagli imponenti portali. Sul punto più alto del paese, visibile a chilometri di distanza, spicca la parrocchiale della beata Vergine Assunta, eretta tra 1842 e 1852 su progetto di Gaetano Cima. Di impronta neoclassica, ricalca lo stile più volte espresso dal famoso architetto: ha pianta ottagonale, da cui si ergono possenti colonne che sorreggono la maestosa cupola. Il corpo centrale è preceduto a nord-ovest da un pronao a sei colonne doriche, a cui accederai da una breve scalinata. A sud identico motivo, chiuso con pseudo-colonne. All’interno, marmi e pitture. Nella cupola, motivi geometrici e floreali dalla base si estendono sino al centro. Le cappelle maggiori, dedicate a Vergine dormiente e Cristo morto, ‘accompagnano’ architettonicamente l’altare maggiore, nella cui nicchia c’è la statua della Vergine Assunta. Sono custoditi anche elementi della ‘vecchia’ parrocchiale, attestata a metà XIV secolo: pulpito, fonte battesimale e una bellissima acquasantiera. Il tempio è affiancato da un campanile seicentesco alto 35 metri. Nelle celebrazioni della Vergine, a metà agosto, assisterai a tradizioni guasilesi: la Dormitio Virginis, rituale già bizantino della vestizione della statua, la caccia alla giovenca (gioco forse precristiano), il palio dei Comuni a Ferragosto, dove si cavalca senza sella, e il rito de is agullas (gli spilli) di Santa Maria che chiude i festeggiamenti. A carnevale, altre giostre equestri: is cursas a su stampu. Vicino alla chiesa sorge il museo d’arte sacra Scrinia SacrA: sei ambienti nello storico complesso costituito da ex monte granatico ed ex municipio. Le prime tre sale sono scrigni degli oggetti più preziosi: corredo liturgico, reliquiari ed ex-voto, datati tra XVI e XX secolo. Spiccano raffinati monili d’oro, pietre preziose e un reliquiario del XVI secolo. Argenti e paramenti liturgici sono esposti nelle vecchie carceri ristrutturate. Costruite nel 1841, ampliate divennero palazzo municipale, poi pretura, infine scuola. Altri edifici di culto sono Santa Maria Maddalena, del 1219, Santa Lucia (XVI secolo) e Nostra Signora d’Itria, chiesa rurale a tre chilometri dal paese, eretta in stile romanico nel XIII secolo nel villaggio scomparso di Bangiu de Aliri. La presenza umana nel territorio è documentata dal IV millennio a.C. con le domus de Janas di Is Concas. La frequentazione fu consistente in età nuragica: tra i vari insediamenti spicca la Reggia di Barru.