Il suo territorio ondulato si estende dalle fertili colline della Trexenta alle falde dei monti Saturno e San Giovanni. Guamaggiore è un paesino di mille abitanti, da sempre centro cerealicolo. Produce eccellenti farine di grano duro, da cui si ricavano paste fresche artigianali. Tra i prodotti tipici, anche le fave, protagoniste di pietanze locali. La tradizione gastronomica si esprime in preparazione particolare di lumache, coniglio a su chittu e dolci (amarettus, gateau e pardulas).

La presenza umana nel territorio di Gomaiori (in dialetto locale) è documentata da epoca prenuragica: a metà del IV millennio risalgono gli insediamenti del vicino monte san Mauro. Resti di ben 25 nuraghi, spesso posti a difesa del territorio, attestano la densa frequentazione nell’età del Bronzo. Le pietre nuragiche furono riusate per la costruzione di antichi edifici di culto cristiani. In particolare, la chiesetta di santa Maria Maddalena, parrocchiale medioevale, realizzata a partire dal 1219 sulle rovine (e con i materiali) del nuraghe che si trovava sul colle a sud-ovest dell’abitato, un tempo fulcro, oggi ingresso, del paese. L’interno è a navata unica con copertura lignea a capriate. Porticato e campanile a vela caratterizzano l’esterno. Di fronte al piazzale antistante la chiesa, che ospita a fine luglio le celebrazioni in onore della santa, si erge la chiesa di san Pietro apostolo, santuario romanico costruito a fine XIII secolo in cima a una scalinata. La struttura rettangolare ha navata unica con tre nicchie nel presbiterio. La copertura è in tegole sopra un tavolato in legno. In un’imponente acquasantiera del 1675 è scolpito il viso di un puto. Nel frontale si apre un portale con arco a sesto acuto sormontato da un campanile a vela. Successivamente l’abitato si sviluppò attorno alla nuova parrocchiale di san Sebastiano martire, costruita nel secondo XVII secolo. La scelta del luogo di fondazione è legata a un epidemia di peste. Gli abitanti superstiti di Gueymajori, stanziati vicino a San Pietro, la edificarono come voto al martire. Divenne il ‘nuovo’ centro del paese, attorno a cui oggi sorgono belle case rurali in ladiri (mattoni di argilla). Di pianta rettangolare, la parrocchiale è arricchita nel presbiterio e nelle cinque cappelle laterali da marmi policromi e statue lignee. Molti arredi di pregio sono ascrivibili al primo impianto, come il lavabo della sagrestia (1678). Nel coro si conserva un antico organo a canne. Alla facciata si addossa una torre campanaria a pianta quadrata. In onore del santo ogni anno si celebrano due feste: il 20 gennaio, con accensione del falò, e a inizio maggio, con una caratteristica sagra, is carrus a monti.