La piccola chiesa si presenta come un prodotto dell'architettura improntata al gusto gotico-catalano. La sua storia è strettamente legata anche alla vita civile di Cagliari: in essa infatti si riuniva lo stamento militare, il braccio del parlamento sardo che riuniva i rappresentanti della nobiltà. Il prospetto principale sulla via Duomo si presenta piuttosto semplice, privo di ornamentazioni, col coronamento piatto e il piccolo campanile a vela. Spicca il portale architravato con lunetta ogivale, sovrastato da un arco a sesto acuto poggiante su capitelli traforati. Al di sopra del portale due finestrelle, tra le quali si trova lo stemma degli Aymerich, marchesi di Laconi, della cui famiglia la chiesetta era cappella gentilizia. All'interno, la chiesa si presenta con un'aula rettangolare ottenuta da due moduli quadrati con lunghezza doppia alla larghezza. La volta, però, organizza lo spazio in tre campate, poiché anziché proporre due crociere quadrate, riflesso della pianta, è formata da una crociera centrale quadrata e costolonata, e da due semicrociere costolonate con gemme pendule addossate alle pareti corte. La gemma pendula della crociera centrale ripete lo stemma della famiglia Aymerich insieme all'aquila bicipite che fu conferita alla famiglia dal re Carlo V dopo la battaglia di Tunisi del 1535: questa data, che si porrebbe dunque come termine post quem per l'erezione dell'edificio, è però contraddetta da un documento dal quale risulta che gli Aymerich istituirono per la loro cappella un beneficio nel 1494. La tripartizione dello spazio è riflessa nelle tre cappelle, voltate a crociera, che si aprono con archi a tutto sesto sul lato d. dell'aula: rettangolari quelle alle due estremità, in corrispondenza delle semicrociere, quasi quadrata la centrale. Questo modo originale di concepire la volta con l'utilizzo delle mezze crociere si trova anche in una cappella della chiesa di Santa Lucia, nella vicina via Martini, e nell'edicola della sagrestia dei Beneficiati nel duomo, costruzioni della metà del XVI secolo. Storia degli studi Studiata in precedenza da Renata Serra, la chiesa è oggetto di una sintetica scheda nel volume di Francesca Segni Pulvirenti e Aldo Sari sull'architettura tardogotica e d'influsso rinascimentale (1994). Bibliografia G. Spano, [i]Guida della città e dintorni di Cagliari[/i], Cagliari, Timon, 1861. R. Serra, "Le parrocchiali di Assemini, Sestu e Settimo S. Pietro. Note per una storia dell'architettura tardogotica in Sardegna", in [i]Atti del XIII congresso di Storia dell'architettura. Sardegna[/i], Roma, 1966. R. Serra, "L'architettura sardo-catalana", in [i]I Catalani in Sardegna[/i], a cura di J. Carbonell-F. Manconi, Cinisello Balsamo, Silvana, 1984. A. Sari, "L'architettura del Cinquecento", in [i]La società sarda in età spagnola[/i], a cura di F. Manconi, I, Quart, Consiglio Regionale della Sardegna, 1992. F. Segni Pulvirenti-A. Sari,[i] Architettura tardogotica e d'influsso rinascimentale[/i], collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1994, sch. 35. [i]Arcidiocesi di Cagliari[/i], collana "Chiese e arte sacra in Sardegna", Cagliari, Zonza, Cagliari 1999. S. Murgia, [i]Muravera e le sue chiese nei documenti d'archivio[/i], Dolianova, Grafica del Parteolla, 2005.