Una casa trasformata in luogo di prigionia, mimetizzata tra le case e per vari secoli testimone di drammatiche condizioni di detenzione, oltre che custode di preziosi documenti. Il carcere spagnolo di Seui, borgo medievale al confine tra sud Sardegna e Ogliastra, è un edificio a pianta quadrata su due livelli, incastonato tra le strette stradine del paese e raggiungibile da un suggestivo sottopassaggio, su Porci, sul quale si aprono casette in pietra, con porte di legno intagliato e balconcini in ferro battuto.

La struttura fu adibita a luogo di pena dell’Incontrada della Barbagia di Seulo, facente capo al ducato di Mandas, intorno alla metà del XVII secolo, per poi passare alla Giustizia mandamentale dei Savoia e infine dello Stato italiano fino alla definitiva chiusura nel 1975. È completamente circondata da alte abitazioni, pertanto i prigionieri non avevano visione dell’esterno. Superato un cortile pavimentato con pietre di scisto, entrerai in ambienti arredati con mobili ottocenteschi, in particolare nella parte ‘abitativa’, riservata al custode, con cucina dotata di camino e una camera da letto. In un sottotetto, detto su staulu varzu, venivano conservate le derrate alimentari. Oltre alla casa del custode, al piano superiore si trovano anche l’ufficio per la ricezione dei carcerati e la cella femminile: qui noterai un pavimento in travi e assi di legno di castagno, che funge da solaio per l’ambiente sottostante.

Una botola e una scala di legno conducono al livello inferiore, dove da un cortiletto si accede alla cella maschile e alla cella di rigore, detta sa cella de su pei in tipu. Nella prima osserverai una finestra con doppia grata, un tavolo, due letti pieghevoli e una vetrina dove sono esposti documenti del XVIII e XIX secolo. L’altro locale è più piccolo, ha il pavimento in terra battuta e pareti in pietra scistosa a vista. Non ci sono finestre, qui si praticavano torture. Nelle vetrine osserverai documenti relativi alla custodia e al trasposto dei prigionieri, inizialmente su carro o a piedi con scorte armate, in seguito via treno a partire da fine XIX secolo. Noterai anche annotazioni e studi effettuati da medici e farmacisti, che descrivono interventi effettuati sui carcerati e rimedi e pozioni somministrate anche agli abitanti di Seui, con la lista di erbe e piante officinali usate.

Il carcere spagnolo è parte del sistema museale di Seui, che comprende altri quattro siti: la palazzina liberty che ospita esposizioni artistica, archeologica, etnografica e mineraria, casa Farci dove nacque Filiberto Farci, cofondatore del partito sardo d’azione, la galleria d’arte civica e s’Omu de sa Maja, museo incentrato su mondo magico-religioso e tradizioni pre-cristiane barbaricine.