Uno scenario abbagliante, del tutto particolare. Centinaia di metri di finissimi e tondeggianti granelli di quarzo, declinati in un’escalation di colori: bianco candido, rosa delicato e tutte le tonalità di verde. La distesa luccicante s’immerge nel mare limpido dalle sfumature cangianti, dal verde smeraldo all’azzurro, passando per il turchese. Intorno un paesaggio selvaggio. Is Arutas è la spiaggia più celebre dell’area marina della penisola del Sinis, nota come ‘spiaggia dei chicchi di riso’ per forma e consistenza dei granelli. È il gioiello del territorio di Cabras, il cui abitato dista circa 14 chilometri, una spiaggia immancabile nel tuo viaggio in Sardegna, spesso inserita ai vertici delle classifiche internazionali: gli esperti di Vanity Fair Travellers la scelsero nel 2013 tra le più belle al mondo. La raggiungerai passando per San Salvatore di Sinis, luogo sacro sin dalla preistoria, che deve il nome a un santuario eretto su un ipogeo paleocristiano. La borgata cabrarese fu scenario di film western degli anni Settanta del XX secolo, oggi ci troverai parcheggio, chiosco-bar e area campeggio. Le (ex) capanne dei pescatori sono divenute ristorantini a contorno dell’arenile. Nel villaggio darai un tocco alternativo alla vacanza: a inizio settembre è meta della suggestiva Corsa degli Scalzi.

Is Arutas si estende fra due speroni rocciosi: la punta omonima a sud e su Bardoni a nord. Porta con te smartphone o macchina fotografica: dalle due estremità scatterai splendide foto. E non dimenticare la maschera subacquea: il fondale è profondo già a pochi metri dalla riva e la sua limpidezza è uno spot per lo snorkeling. L’immediata profondità delle acque e il maestrale che batte sul litorale occidentale rende il lido meta di wind e kite surfisti, anche d’inverno, come gran parte del golfo di Oristano. Il nome significa ‘le grotte’, forse riferito alle vicine cave di arenaria di epoca romana. Tutto il litorale, del resto, è contornato di rocce arenarie, infondendo la sensazione di un deserto. A impreziosire il panorama contribuisce la prospiciente isola di Mal di Ventre, un’oasi naturalistica dalla forma inconsueta dove nidificano le tartarughe marine e nei cui abissi si celano relitti di ogni epoca, tra cui uno del I secolo d.C. Forse dall’erosione, in centinaia di milioni di anni, del granito porfirico dell’isolotto – in origine un monte, quando il livello del mare era più basso dell’attuale - deriva la genesi di is Arutas e delle due spiagge ‘gemelle’ vicine: a nord Mari Ermi, a sud Maimoni, anch’esse fatte di minuscoli frammenti di quarzo misti a sabbia chiara. Per salvaguardare le tre meraviglie, prima di lasciare gli arenili, ricorda di lasciare ogni singolo granello sul posto. Mari Ermi si estende per due chilometri e mezzo, da is Arutas a Porto Suedda. Accanto ci sono le falesie calcaree de su Tingiosu che racchiudono splendide calette. Alle spalle la spiaggia è protetta da alte dune e da uno stagno, habitat dei fenicotteri rosa. Di dimensioni simili è Maimoni, il cui nome deriva dal dio sardo e fenicio dell’acqua e della pioggia. La raggiungerai passando per Tharros, dove potrai abbinare al mare un’affascinante visita archeologica: fu villaggio nuragico, colonia fenicia, porto cartaginese, urbs romana, capoluogo bizantino e, infine, capitale del giudicato d’Arborea.

Il Sinis è un lembo di Sardegna, per ampi tratti ancora incontaminato, che dà la sensazione di continuità fra terra e mare, cornice naturale per immersioni, pescaturismo, vela e altre attività sportive durante tutto l’anno. Nei 30 chilometri di costa dell’area protetta, oltre che le tre spiagge di granelli quarzosi, troverai le dune di candida e morbida sabbia di San Giovanni di Sinis. La spiaggia si estende nell’estremo sud della penisola, fra Tharros e Funtana Meiga. Accanto sorge un villaggio, un tempo borgo di pescatori, oggi rinomata località balneare. Spostandosi dalla costa nell’immediato entroterra ecco lo stagno di Cabras e la laguna di Mistras, punti di sosta per amanti del birdwatching. Il Sinis è anche culla di civiltà antiche: nel centro di Cabras, è imperdibile il Civico museo archeologico che custodisce parte della maggiore scoperta archeologica di fine XX secolo nel Mediterraneo: le statue di pietra dei Giganti di Mont’e Prama, simbolo dell’Isola.