Si adagia lungo la tortuosa strada che da Senorbì conduce a Goni, sulle pendici del colle Pitz’e Pranu, vetta del territorio e punto di passaggio tra due territori storici: le rigogliose piane e leggere ondulazioni della Trexenta e le aspre alture del Gerrei. San Basilio è un piccolo paese di mille e 200 abitanti, che deve il nome al santo vescovo di Antiochia, a cui una comunità di monaci greco-bizantini, i basiliani appunto, intitolò intorno al IX-X secolo un sontuoso monastero. Attorno ad esso si aggregò il primo centro abitato di Sanctu Basil de Montis, come era chiamato nel Medioevo. Il monastero nacque sui ruderi di terme di epoca romana (II secolo d.C.), delle quali tutt’oggi osserverai le condotte per l’acqua, tratti di grandi strutture murarie e tre piccoli ambienti: una camera centrale absidata, suddivisa in tre vani, una casetta dove noterai un piccolo affresco raffigurante il cielo stellato, e un terzo ambiente che conserva il tetto. In località Pranu Gennas restano tracce anche di un abitato romano. È probabile che le terme in età bizantina siano state usate sia come edifici monastici che per reperire materiale per nuove costruzioni, compresa l’ex parrocchiale, risalente forse al XII secolo, la chiesetta di san Basilio magno, in onore del quale, a metà giugno, si svolge una delle sagre più suggestive della Trexenta. La nuova parrocchiale di san Pietro apostolo - patrono celebrato a fine giugno - è stata costruita tra 1590 e 1700 nell’attuale centro storico. Al XII secolo risale quasi certamente la chiesetta dedicata a san Sebastiano. Per celebrare il martire e sant’Antonio abate, entrambi a metà gennaio, si accendono grandi falò in piazza. Del 1973 è la chiesetta di santa Barbara, eretta nel vasto parco-pineta di Pitz’e e Pranu, dove, a inizio giugno, si celebra una processione in onore della patrona dei minatori. Festa sentita per la passata attività estrattiva in un territorio ricco di fluorite e fossili e abitato almeno dal II millennio a.C., come testimoniano vari pozzi sacri e nuraghi, tra cui s’Omu de s’Orku. I paesaggi sono impreziositi da boschi di lecci e querce con sottobosco ricco di pregiati funghi, tra cui la foresta di su Scruzzu, sorgenti, laghetti e cascatelle (di su Laccheddu e di Riu Conch 'e Moi) e da sa Grutta de Ninni Piu.

Nel borgo sono custodite alcune tradizioni artigiane, da cui derivano pregiati tessuti lavorati col telaio antico e manufatti in legno. La pastorizia è l’attività principale con produzione di formaggi e ricotta con metodi tradizionali. Anche carni ovine e caprine, pane, dolci, tra cui il rinomato torrone di mandorle sono prodotti tipici. A testimoniare la tradizione pastorale alcuni antichi ovili, uno addirittura risalente all’Ottocento e attivo fino agli anni Settanta del XX secolo, e la sagra della pecora, in programma in estate in concomitanza con la festa per san Giovanni battista, protettore dei pastori. A inizio febbraio è tempo de sa cursa de sa pudda, competizione tra cavalieri sulla falsa riga della Sartiglia di Oristano.