Dai monti di Lodè al litorale di Posada, passando per gli scenari unici di Bitti e Torpè: un meraviglioso e cangiante ‘intreccio’ di quasi ottomila ettari di picchi calcarei e altopiani granitici, foreste incontaminate, sentieri e panorami mozzafiato, sorgenti, corsi d’acqua e dune di sabbia, che ricadono in quattro Comuni di Baronìe e Barbagia settentrionale. Una lunga storia di rispetto per l’ambiente contraddistingue il parco naturale regionale dell’oasi di Tepilora-rio Posada. L’uomo l’ha protetto, rinverdito e reso fruibile: un tempo destinato a pascolo e taglio della legna, poi oggetto di rimboschimento, oggi riserva attrezzata per l’escursionismo, meta ideale per vivere in armonia con la natura. Dopo una lunga gestazione, il parco è stato istituito soltanto nel 2014 e appena tre anni dopo è stato proclamato dall’Unesco ‘riserva della biosfera’, ossia luogo che si distingue per sostenibilità ambientale e biodiversità.

Il monte di Tepilora (530 metri) è l’elemento distintivo dell’area protetta: una punta rocciosa triangolare che si staglia sullo sfondo dei fitti boschi di Bitti: le foreste di Crastazza e le leccete, miste a macchia bassa, di sos Littos-sas Tumbas, dove vive una popolazione di daini. A caratterizzare la natura selvaggia è l’aquila reale, che nidifica nelle vicinanze del monte. Anche falchi pellegrini, poiane e sparvieri sorvolano la cima. Le aree di Tepilora e Crastazza, nei primi anni Ottanta del XX secolo, furono rimboschite. La nuova vegetazione di conifere ha integrato quella mediterranea sempreverde originaria: vi hanno trovato rifugio cinghiali, donnole, gatti selvatici, lepri, martore e volpi. Dominano vigorosi lecci, poi ginepri, sughere e olivastri. Il sottobosco è composto da corbezzoli, rosmarino, mirto, fillirea, erica e orchidee.

Il parco, la cui vetta è Nodu Pedra Orteddu (quasi mille metri), è ricco di sorgenti: ne vedrai alcune lungo i sentieri, altre sono nascoste dalla folta vegetazione. Non è raro incontrare ruscelli che generano cascatelle. La sua estensione, partendo da Tepilora-Crastazza, attraversa anche i boschi di sant’Anna, nel territorio di Lodè, e gli oltre mille ettari della foresta di Usinavà, nel territorio di Torpè, caratterizzati da aspre rocce che il tempo ha eroso e modellato in sagome del mondo animale. Una natura silenziosa e solitaria, dominata da ondulazioni granitiche tormentate e ravvivata dal verde mediterraneo. Si distinguono le ‘serre’, un susseguirsi di creste simili ai denti di una sega, e i tafoni, concavità e incavi in rocce o massi, talvolta con forme bizzarre. Anche quest’ambiente è oasi faunistica: da punti osservazione vedrai una colonia di mufloni in uno spazio recintato. Agli oltre cinquemila ettari di boschi baroniensi si aggiungono quelli confinanti di Alà dei Sardi, Padru e San Teodoro. Il confine orientale del parco è la foce del rio Posada, elemento di connessione tra montagna e mare. Meandri, anse e foci fossili del suo delta sono il risultato di millenni di evoluzione. Canneti, tamerici e giunchi ‘assecondano’ la nidificazione di vari uccelli acquatici, tra cui il raro pollo sultano. Il fiume si biforca in due rami, uno alimenta lo stagno Longu, contesto ideale per escursioni in kayak. Altre lagune sviluppano parallele alle dune del litorale posadino. Potrai proseguire le passeggiate (in bici) sulle piste ciclabili del lago artificiale Maccheronis e fare trekking nel confinante Montalbo, grazie a una fitta rete di sentieri nel verde raggiungerai la cima dove impera il bianco deserto lunare.

Oltre ad appassionati di natura e trekking, sarà soddisfatto chi ricerca aspetti storico-culturali. Nella cornice naturalistica di Tepilora coglierai le essenze del territorio. A iniziare da testimonianze archeologiche, specie il maestoso nuraghe San Pietro a Torpè e su Romanzesu a Bitti, uno tra i più importanti insediamenti abitativi e cultuali della Sardegna nuragica. Proseguirai con monumenti, come la chiesa de su Remèdiu a Lodè, e musei, di nuovo a Bitti, nel museo multimediale del canto a tenore, inestimabile patrimonio immateriale riconosciuto dall’Unesco. Per concludere nel borgo medievale di Posada con vicoli tortuosi, ripide scalinate, archi, piazzette e case in pietra, sormontate dal castello della Fava, roccaforte del giudicato di Gallura.