Al di sotto del promontorio calcareo di Capo Caccia, tra i 15 e i 30 metri di profondità, c’è un mondo subacqueo nascosto, dal fascino unico. La grotta di Nereo è la cavità marina sommersa più grande del Mediterraneo e di tutta Europa, con una galleria principale di 300 metri e uno sviluppo di tunnel e camere secondarie che le permette di raggiungere complessivamente il mezzo chilometro di lunghezza. La grotta fa parte dell’area marina protetta di capo Caccia – isola Piana, ‘scrigno’ di biodiversità, a sua volta incluso nel parco di Porto Conte, nel territorio di Alghero. Il parco è un’oasi naturalistica di inestimabile valore per la fauna che ospita e per gli scenari paesaggistici mozzafiato.

La grotta di Nereo ha tre ingressi principali, uno a punta dell’Asino, dal quale si accede nell’avangrotta, la parte ‘accessibile’, con un po’ di dimestichezza, anche ai sub non strettamente specializzati in speleologia. Grazie alla luce che penetra dall’esterno, resterai incantato dai vivaci colori che caratterizzano la ‘sala’ subacquea: la volta è popolata da margherite di mare, spugne, trine di mare e qualche ramo di corallo, mentre i fondali sono prevalentemente rocciosi, ricchi di bianchi ciottoli calcarei. Potrai osservare il transito di cernie, saraghi, scorfani e triglie. E non mancano i crostacei, in particolare aragoste, astici e granchi. Proseguendo oltre, il corallo rosso diventa assoluto protagonista e compaiono anche gorgonie di vari colori.

I giochi di luce dati dall’angolazione dei raggi solari e l’esposizione dei vari ambienti della grotta attirano numerosi videomaker e appassionati di fotografia naturalistica e subacquea, mentre i sub più esperti vanno costantemente alla ricerca di tunnel, anfratti e cunicoli ancora poco esplorati. I dintorni della grotta di Nereo non sono riservati esclusivamente alle immersioni in profondità, è possibile abbinare, infatti, attività di snorkeling in acqua e trekking in superficie, tra pareti verticali e canyon. Dalla sommità di Capo Caccia ammirerai scenografiche scogliere ricoperte di macchia mediterranea, popolate da rari rapaci. Sul lato opposto del promontorio, un’altra cavità carsica custodisce un inestimabile patrimonio naturalistico e paleontologico: è la Grotta Verde, visitabile previo permesso, che deve il suo nome a un laghetto dai riflessi di luce verdeggianti. Conserva un madreporario coloniale – da cui derivano le barriere coralline -, e rocce calcaree risalenti a 200 milioni di anni fa. Risalendo verso nord, si alternano itinerari che uniscono natura e archeologia, con attrazioni come la foresta Le Prigionette, dove vivono asinelli bianchi e cavallini della Giara, e i complessi nuragici e di epoca romana di Palmavera e Sant’Imbenia.