Vittorio Angius (1843) riporta l'epigrafe un tempo collocata nel coro e oggi scomparsa, datata 1634 e concernente la fine dei lavori di costruzione, riferibili al solo interno, essendo procuratore Gregorio Plassa: "PROCVRANTE GREGORIO PLASSA HOC OPVS PERFECTVM FVIT ANNO A NATIVITATE DOMINI M. DC. XXXIIII". Stessa data è incisa nella chiave di volta del presbiterio. Per la facciata dovrebbe valere, invece, la data 1674, incisa entro uno scudo nell'interruzione del timpano curvilineo che sovrasta il portale. L'interno segue la tradizione gotico-catalana ad aula mononavata con archi diaframma a sesto acuto, con cappelle laterali tra contrafforti e capilla mayor quadrangolare più bassa e stretta della navata, coperta con volta a crociera costolonata con massiccia gemma pendula. Le cappelle laterali sono voltate a botte e si raccordano all'aula mediante arconi a tutto sesto in conci lisci di trachite rossa. La capilla mayor si affaccia all'aula mediante un arco a sesto acuto in trachite modanato e poggiante su capitelli figurativi a motivi fito-zoomorfi. L'eclettismo dell'architettura seicentesca isolana si evidenzia soprattutto nella facciata. Il prospetto segue la tradizione nel terminale piano con merlature a tridente, ma se ne discosta per il sapiente uso di un modulo quadrato che conferisce alla facciata proporzioni rinascimentali. Divisa in due ordini da una cornice a dentelli, sottolineata da un corso di formelle in cui si alternano punte di diamante e rosette, presenta in asse con il rosone cigliato e ornato di dentelli, un bel portale tardomanieristico a timpano curvilineo spezzato. Il portale è affiancato da semicolonne composite impostate su alti plinti che sorreggono la trabeazione dentellata con fregio a formelle e il timpano curvilineo, anch'esso interamente percorso da dentelli.