Il nome deriva dalla residenza dei reali di Savoia, che talvolta visitavano il lazzaretto accanto alla baia. Cala della Reale, meglio nota come Cala Reale, è un’ampia rada che si insinua a centro-nord della costa orientale dell’Asinara. Qui sorgono un porticciolo, attracco per motonavi e imbarcazioni in arrivo da Porto Torres e Stintino, e un borgo di fine XIX secolo. Gli edifici, un tempo colonia penale, lazzaretto, ospedale e stazione di quarantena, sono divenuti sedi dell’ente gestore del parco nazionale dell’Asinara (risiedente nell’ex palazzo reale) e di servizi turistici. Vicino, meritano una visita anche la chiesa e la cappelletta austro-ungarica, recentemente ristrutturate.

Da Cala Reale potrai partire in escursione a piedi, a cavallo e in mountain bike, oppure fare immersioni subacquee e visite alle strutture dell’isola. Il ‘sentiero della memoria’, lungo oltre cinque chilometri, ti farà ripercorrere a ritroso la storia dell’Asinara. Il percorso arriva a Campu Perdu: qua sorgono le stalle dove lavoravano i detenuti nel XX secolo, e accanto un ossario, realizzato nel 1938 su richiesta del governo austriaco. Qua sono raccolte le ossa di settemila militari austroungarici deportati. Mentre il ‘sentiero dell’asino bianco’ di otto chilometri ti porterà a contatto con il simbolo dell’isola, presente ovunque allo stato brado. Lungo un terzo sentiero conoscerai alcune testimonianze medievali: i ruderi del monastero camaldolese di sant’Andrea e il Castellaccio.

Sulla costa orientale dell’isola il litorale è in gran parte sabbioso con scogli emergenti qua e là. Troverai stupende spiagge, come Cala Sant’Andrea (sotto massima tutela) e Cala dei Ponzesi. Le profondità custodiscono relitti, uno trovato nel 1995 vicino al molo del lazzaretto: una nave romana del IV secolo d.C. che trasportava conserve di pesce dalla penisola iberica a Roma. A nord di Cala Reale si trova un altro affascinante borgo dalle basse bianche case, Cala d’Oliva, mentre a sud c’è Fornelli, dove sorge l’ex carcere di massima sicurezza. Il versante occidentale, invece, sprofonda con ripide scogliere.