Contemplazione al cospetto della potenza della natura, fiato sospeso di fronte a paesaggi battuti dal vento, a sentieri aspri e assolati, a un isolamento secolare che ne ha preservato l’ambiente mediterraneo: sono le sensazioni generate dall’Asinara, isola dalla storia singolare. Fu dapprima stazione sanitaria ‘di quarantena’ e colonia penale, poi campo di prigionia durante la Grande Guerra, dal 1975 carcere di massima sicurezza dove finirono brigatisti, sequestratori e boss della malavita. Nel 1997, infine, l’istituzione del parco nazionale: il tesoro naturalistico disseminato su 50 chilometri quadrati (e 110 chilometri costieri) fa parte del Comune di Porto Torres. La forma dell’isola è stretta e allungata, percorsa da una strada in cemento lunga 25 chilometri, cui sono collegati itinerari tematici, tracciati già nel XVII secolo, oggi valorizzati dall’ente parco. A separare l’Asinara dall’estremo nord-ovest della Sardegna – ossia da isola Piana, Capo Falcone e La Pelosa - è il passaggio dei Fornelli, un canale dipinto d’azzurro che dà nome all’edificio carcerario vicino al molo meridionale. Da Fornelli partono tre sentieri: ‘dell’acqua’, con protagonisti mare, sorgenti, ruscelli e stagni; ‘del Castellaccio’, i cui ruderi medievali sono in cima a un colle; e ‘del granito’, tra macchia, cave di granito e la stupenda Cala Sant’Andrea, area a riserva integrale, dove è vietato l’accesso. Il 90 per cento del territorio, invece, è ‘zona 2’, con limiti meno rigidi, utili a non ‘disturbare’ l’ecosistema, comprendente 678 specie floreali, di cui 29 endemiche.

Se visiti l’isola per la prima volta sono indicati trenino, jeep o bus. Se già la conosci, vivila in libertà, con mountain bike o bici assistite. In primavera la natura offre il meglio di sé: è la stagione migliore per la visita. In autunno e inverno ti affascineranno luoghi incontaminati e impervi. Per una visita approfondita è ideale il fuoristrada: farai varie soste e potrai pernottare a Cala d’Oliva, approdo nord-orientale e borgo con case basse e bianche, separate da strette stradine pavimentate in pietra. In origine erano abitate dalle 45 famiglie future fondatrici di Stintino, poi dal 1885, con l’istituzione della colonia penale, da guardie carcerarie e loro famiglie. Vi soggiornarono anche i magistrati dell’Antimafia Falcone e Borsellino. Oggi i suoi locali ospitano l’Osservatorio botanico. Nella parte alta si ergono bunker e direzione dei distretti carcerari, da cui partono altri due sentieri: ‘del leccio’, fino al boschetto di Elighe Mannu, e ‘del faro’, che passando da Cala Sabina, piscina naturale dove potrai fare il bagno, Cala dei Ponzesi e dalla deliziosa Cala d’Arena, anch’essa sotto tutela massima, arriva sino al faro di Punta Scorno, inquietante per austerità e solitudine. Le spiagge sono tutte a est, dove la costa declina gradualmente, sabbiosa, con scogli affioranti. Il versante occidentale sprofonda vertiginosamente con ripide scogliere coperte da flora marina dai colori intensi. Il litorale è colonizzato da specie rare, come alga rossa e patella gigante, poco più a largo potrai fare sorprendenti incontri coi delfini. Il fondale è uno scrigno sommerso ricco di biodiversità, tutelato (dal 2002) dall’area marina protetta: in ampie zone sono consentite veleggiate, escursioni di pescaturismo e diving con operatori del parco. Le profondità custodiscono relitti di ogni epoca, compresa una nave del IV secolo vicino al molo di Cala Reale. Nell’insenatura c’è un paesino di fine XIX secolo che ospitava i reali di Savoia (da cui il nome della baia) durante le loro visite. Un tempo qui un lazzaretto accoglieva gli equipaggi colpiti da malattie infettive. Gli edifici sono divenuti sedi del ministero dell’Ambiente e di servizi turistici, punto di partenza delle escursioni.

Il parco è un luogo fuori dal tempo dove la natura regna incontrastata. Animali, altrove estinti, vivono qui indisturbati, compreso il simbolo dell’isola: l’asinello bianco, cui è dedicato un sentiero. Lo incontrerai allo stato brado, insieme a mufloni, cinghiali e cavalli coi quali potrai ‘passeggiare’ partendo dal centro ippico di Campu Perdu, un tempo diramazione penale a vocazione agricola: i detenuti lavoravano in stalle e fienili. Nei dintorni anche le prime tracce umane sull’isola, una necropoli a domus de Janas, tappa del ‘sentiero della memoria’ che ripercorre le principali vicende storiche. Un’altra tappa è l’ossario austro-ungarico del 1938, con la spoglie di settemila prigionieri deportati durante la Grande Guerra.