Si adagia sulle pendici meridionali del Limbara, ‘cuore’ montuoso della Gallura, che lo avvolge con rocce granitiche modellate dal tempo, a pochi passi dal lago Coghinas. Berchidda è un paese di tremila abitanti, le cui case e palazzine neoclassiche e liberty si dispongono ‘a mezzaluna’ in ripide vie. Al centro ci sono la parrocchiale di san Sebastiano, che custodisce un altare ligneo barocco, e la seicentesca chiesa del Rosario. Dalla piazza principale godrai di un panorama mozzafiato su vallata e monte Acuto, rilievo che dà nome al territorio. In occasione di Time in Jazz, per una settimana a cavallo di Ferragosto, il borgo indossa l’abito migliore, le piazze diventano teatro, le strade si animano di colori e suoni dei concerti notturni, che vedono protagonisti il celebre trombettista Paolo Fresu e musicisti di tutto il mondo. Di giorno anche le chiese campestri di santa Caterina e sant’Andrea (del Seicento) e il giardino delle farfalle sul Limbara sono scenari dove i musicisti improvvisano, ispirati da silenzio e bellezza della natura. La celebrità di Berchidda è cresciuta nel mondo di pari passo con Fresu e festival internazionale, dal 1988 evento di punta del circuito jazzistico isolano.

Vicino all’abitato, a 500 metri d’altezza, troverai il castello di Montacuto, costruito nell’XI secolo, centro politico e militare, testimone delle vicende medioevali locali: appartenne ai giudici di Torres e a quelli d’Arborea, fu conteso fra pisani e genovesi, infine passò ai catalani. Restano i ruderi di mura, una torre e una cisterna. Il territorio è ricco di testimonianze preistoriche: tafoni e grotte abitate, necropoli a domus de Janas, dolmen, strutture megalitiche (Pedriscalas e s’Iscala Serrada), tombe di Giganti e nuraghi. Tante le tracce romane: monete repubblicane, resti della Olbia-Turris Libisonis e un ponte lungo il fiume Silvani. Strada e fortificazioni di su Casteddu indicano che la zona fu area di transito contesa tra popoli ‘romanizzati’ e ribelli (i Balari).

Attorno al borgo, colori e profumi di lecci e querce secolari, ruscelli e cascatelle, come quella di su Pisciale. Un territorio popolato da cervi, daini, mufloni e sorvolato da aquile, astori, sparvieri. E poi i vigneti: qui si produce il vermentino di Gallura, unico vino sardo d’origine controllata e garantita. Ai piedi del colle di sant’Alvara, ha sede il museo del vino, che traccia la storia della viticoltura in Sardegna. Associata l’enoteca regionale, per degustazione e vendita. I vini delle cantine locali accompagnano un’esperienza gastronomica unica: da assaporare assolutamente i sospiri, dolci alle mandorle, e la suppa cuatta, ‘spianate’ immerse nel brodo di pecora, pecorino fresco e stagionato. Altre prelibatezze sono maccarones furriados e sas laldadinas, fagottini di pasta ripieni. L’economia si basa anche su lavorazione del sughero e allevamento, cui è dedicata la fiera ovina, a maggio. Appuntamenti attesi sono le feste campestri di san Marco (25 aprile), san Michele (metà maggio) e santa Caterina (inizio giugno), dove scoprirai sapori genuini (salumi, formaggi e dolci) e ammirerai splendidi abiti tradizionali.