Nel XIII secolo l’allora Mara Arbarei sorse tra due fiumi, riu Mannu e riu Cani, che hanno reso fertili le sue terre. Villamar è un centro agricolo di meno di tremila abitanti che si adagia su dolci colline della bassa Marmilla, al confine con la Trexenta. Visse la sua ‘età dell’oro’ nel Medioevo, all’interno prima del giudicato d’Arborea, poi della Corona d’Aragona. Era crocevia delle rotte del grano tra isole mediterranee: nel XVI secolo fu colonizzato da mercanti delle Baleari, che lasciarono in eredità il quartiere maiorchino, simbolo di un passato ispanico cui è dedicata la mostra Sulla via del grano nell’ex biblioteca. Insieme ai moderni murales dipinti da esuli cileni ed espressioni artistiche locali, caratterizzano la cultura multietnica villamarese. Altra esposizione di rilievo è la mostra dell’artigianato e della scultura, a fine agosto. La maggiore testimonianza archeologica è all’interno dell’abitato: una necropoli punica, della quale sono state riportate alla luce tombe a camera e a fossa, alcune con pitture sulle pareti, altre con motivi geometrici, e i loro corredi funerari. È accertato che il territorio fu abitato almeno dal III millennio a.C. Dell’età del Bronzo rimangono dodici nuraghi.

Il quartiere maiorchino è nel centro storico fatto di dimore tipiche in pietre e mattoni di fango, esattamente in mezzo a due delle otto chiese di Villamar: chiesa di san Pietro e parrocchiale di san Giovanni battista. La prima, in arenaria e vulcanite, ha pianta a due navate, delle quali la prima fu costruita nella seconda metà del XIII secolo, l’altra poco dopo. La parrocchiale, nata su un preesistente edificio romanico (XIII secolo) che rivela le sue tracce in facciata, è frutto di una ricostruzione cinquecentesca (secondo canoni gotico-catalani) e di restauri e ampliamenti successivi. L’altare maggiore, opera settecentesca in marmi policromi, ospita l’imponente retablo della Madonna del Latte (1518), una delle principali opere del pittore Pietro Cavaro, composto da varie tavole raffiguranti scene della vita di Gesù e Maria, apostoli e santi. Altri importanti edifici di culto, entrambi del XVI-XVII secolo, sono la chiesa di Antiochia, che conserva statue a cannuga di tradizione spagnola e sculture di santi in legno intagliato e policromato, e la chiesa della beata Vergine d’Itria, in posizione isolata tra campi coltivati a tre chilometri dal paese, realizzata in forme tardo-gotiche di impronta spagnola. La beata si festeggia a fine agosto anche con una processione preceduta da cavalieri, traccas (carri a buoi addobbati) e fedeli che intonano is coggius. Altra celebrazione religiosa sentita è per santa Maria (inizio settembre), con annesse gara poetica e corsa equestre.