Il nome deriverebbe da muristenes, antichi alloggi per fedeli e viandanti, o dalla parola catalana per monastero, non a caso sino a fine XX secolo, vicino alla parrocchiale di san Pietro apostolo, sorgeva un edificio noto come domu de is paras, ‘casa dei frati’. Monastir si adagia nella fertile pianura del Campidano, in mezzo due collinette di origine vulcanica, i monti Zara e Olladiri, che interrompono l’andamento pianeggiante delle campagne, solcate dai rii Mannu e Flumineddu. Centro di quattromila e 500 abitanti, a venti chilometri da Cagliari, ha vocazione agricola: coltivazioni di agrumi, pesche e patate ricoprono il suo territorio.

L’attuale abitato sorse nel Medioevo attorno a una comunità di monaci camaldolesi. Fece parte del giudicato di Calari, per un breve periodo di quello di Arborea, poi divenne possedimento pisano. Emblema dell’epoca sono i resti del castello di Baratuli, in cima all’Olladiri, costruito a metà XII secolo dai giudici di Cagliari, passato agli arborensi e distrutto dai pisani a inizio XIV. Il centro storico si sviluppa attorno alla parrocchiale di san Pietro, patrono del paese, il cui impianto gotico-aragonese risale a inizio XVI secolo. Molto più antica è la chiesa di santa Lucia (seconda metà del XIII secolo), in stile romanico. A fine agosto si celebra la festa in onore della santa: è il momento più sentito dalla comunità monastirese con processioni di andata e rientro tra parrocchiale e chiesetta campestre, accompagnate da fedeli, cavalieri, carri trainati da buoi, gruppi in costume e suonatori di launeddas. La prima celebrazione dell’anno sono i fuochi di sant’Antonio abate (17 gennaio) cui è dedicata una chiesa gotica del XIV secolo. Segue, pochi giorni dopo, su foghidoni per san Sebastiano, cui è intitolato un santuario del XV secolo. In un paese estremamente devoto spiccano altri edifici di culto: la chiesa di san Giacomo, la più antica (XII secolo), abbellita da un campanile a cuspide, e quella della beata Vergine Maria (o ‘della Madonnina’).

Monastir vanta un notevole patrimonio archeologico. Le testimonianze più datate sono nelle colline: a Is Aruttas una necropoli a domus de Janas (3200-2800 a.C.), sull’Olladiri resti di capanne prenuragiche e nuragiche, sullo Zara le domus de Janas dette is Ogus de Monti e la scalinata monumentale di 60 gradini ricavati nella roccia, che portano all’acropoli. In cima alla collina vedrai l’area sacra nuragica, due altari e due pozzi destinati al culto delle acque, alla base della scalinata un edificio circolare del IX secolo a.C., adibito a varie attività, tra cui la vinificazione. In zona anche il nuraghe su Cuccumeu e il villaggio di Mitza Morta.