È circondato da campagne coperte di querce e lecci nella valle del fiume Flumendosa, in mezzo a due versanti montuosi. Goni è un paesino di 500 abitanti, nel cui territorio incontaminato sorgono rilevanti siti preistorici, soprattutto, il parco archeologico di Pranu Mutteddu, soprannominato Stonehenge italiana (ma più antica dell’originale inglese). È meta ideale per scoprire natura, archeologia e geologia del Gerrei: a 500 metri dall’abitato, in località Peinconi, troverai un sito che conserva il graptolite, raro fossile del Paleozoico. Goni è centro di secolari tradizioni artigiane, in particolare quelle della lavorazione del sughero e dell’intreccio.

A pochi chilometri dal paese, in mezzo a un bosco di sugherete, c’è un delle aree archeologiche più suggestive e grandi (200 mila metri quadri) della Sardegna preistorica. È costituita dai sepolcreti di Pranu Mutteddu e di Nuraxeddu, cui è legato un vicino e piccolo agglomerato di capanne, e dalle domus de Janas di Genna Accas, eccezionalmente attorniate da circoli megalitici (anelli concentrici di pietre, talvolta con paramento gradonato), come quelli del dolmen del tipo allée couverte di Baccoi. Nelle tombe, si accede alla camera funeraria tramite un corridoio formato da lastroni coperti a piattabanda. Le celle interne sono circolari o allungate, in base a quante sepolture ospitassero. Non mancano quelle singole. Le coperture erano tabulari o a pseudovolta. La grandiosa tomba II presenta ingresso, anticella e cella funeraria scavati in due blocchi rocciosi. Gli scavi hanno restituito vasetti, punte di freccia in ossidiana e vari oggetti che fanno datare il complesso al Neolitico finale (3200-2800 a.C.) con ‘infiltrazioni’ sino al 2600 a.C.. Sopra o vicino alle necropoli, folti gruppi di menhir, misteriose pietre (arenarie) con forme allungate. In tutto sono circa 60 del tipo protoantropomorfo: è la più alta concentrazione conosciuta. Sono distribuiti in coppie o piccoli gruppi, talora sopra le architetture tombali. Un allineamento è composto da venti perdas fittas, orientate secondo il corso del sole. Testimonianza successiva, risalente all’età del Bronzo, è il nuraghe Goni, in cima a un altopiano che domina il paese, dal quale ammirerai uno splendido scorcio sul lago Mulargia. L’edificio in blocchi di calcare, è monotorre, circolare, dieci metri di diametro, e alto otto. La camera a tholos è integra, circolare con tre nicchie disposte a croce. A fine marzo nel parco archeologico si svolge la coinvolgente giornata di primavera. La festa più sentita del paese si celebra a fine luglio: la sagra patronale di san Giacomo maggiore, con processione solenne nelle vie del paese.