Un villaggio fantasma accanto a montagne di scorie argentate e affascinanti ruderi di un’epopea mineraria ormai lontana, oggi innovativo museo a cielo aperto. Ma anche scogliere a strapiombo su acque limpide, spettacolari calette e candide distese sabbiose, luoghi dove alternare relax in spiaggia a esplorazioni escursionistiche. È lo scenario dell’Argentiera, frazione di Sassari - da cui dista 43 chilometri (lungo prima la statale 291 e poi provinciale 18) - un tempo florida borgata e principale distretto estrattivo del nord Sardegna, grazie a ricchi giacimenti di zinco e piombo argentifero, noti sin dall’Antichità. Oggi è uno dei siti di archeologia industriale più suggestivi d’Europa, parte integrante del parco geominerario della Sardegna, nonché una placida località di mare, a metà strada tra Alghero, Stintino e Porto Torres, mai affollata, neppure in piena estate. Poche famiglie di contadini abitano tutto l’anno la borgata.

I ruderi della vecchia miniera si affacciano sul mare turchese. Attorno si susseguono ripide pareti rocciose e promontori ricoperti da fitta macchia mediterranea, che delimitano baie di selvaggia bellezza, accessibili dal mare o via terra lungo irti sentieri nella natura incontaminata, ideali per il trekking. Scenari spettacolari, set della scena iniziale de ‘La scogliera dei desideri’, con Betty Taylor e Richard Burton (1968). L’alta costiera è interrotta da tre insenature sabbiose: a Porto Palmas, vicino allo scoglio Businco e la cala dell’Argentiera, un tempo usata come carico minerali, imbarcati e trasportati poi sui battelli. La cala è formata da due spiagge a semicerchio, separate da una piccola scogliera. La sabbia è compatta, a grani medi, di un colore ambrato chiaro, quasi grigio per via delle polveri minerali. La maggiore delle spiagge dà quasi sulla piazza principale del borgo, teatro a fine luglio di un festival letterario. La più piccola si trova a sud, detta Cala Onano, dominata da un villaggio di minatori nato a inizio XX secolo e dal fabbricato della laveria in legno pitch-pine del 1936, oggi uno dei più singolari monumenti minerari. Il fondale della baia è basso e sabbioso in riva, fatto di tavolati rocciosi più a largo: spiccano speroni con anfratti e cavità, habitat di una gran varietà di forme di vita e meta di appassionati di snorkeling. Qui potrai noleggiare attrezzature balneari, pedalò e canoe. Non mancano punto ristoro e ampio parcheggio, adatto anche ai camper. Vicino ristoranti e bar.

Dalla borgata partono due strade sterrate che portano al capo e alla punta dell’Argentiera. A sud, percorsi due chilometri, incontrerai Porto Palmas, unico approdo nel raggio di qualche miglio. La spiaggia è una spettacolare mezzaluna di sabbia bianca in mezzo a rocce scure, con ai lati basse scogliere che la proteggono da vento e correnti. A nord dell’Argentiera lo sterrato percorribile con fuoristrada procede parallelamente alla scogliera per alcuni chilometri: ammirerai uno levigato di roccia lavica, modellato da acqua e vento, che assume tratti di paesaggio lunare e circoscrive calette con punti panoramici. La strada, ora asfaltata, prosegue sino alla selvaggia spiaggia di Lampianu, vicina al villaggio Nurra in disuso, e arriva a punta de Lu Nibaru, di fronte allo scoglio Businco.

L’attività estrattiva dell’Argentiera durò esattamente un secolo a partire dal 1867. La miniera passò di mano in mano da una società alla’altra, con alterne vicende, il massimo dello sviluppo tra fine XIX e primi decenni del XX secolo. Una significativa e suggestiva eredità di recente in fase di valorizzazione, iniziata con la rigenerazione ambientale e la riqualificazione urbana della borgata, e proseguita nel 2019 con la realizzazione dell’Open MAR, innovativo museo a cielo aperto, incontro di memoria storica, arte e nuove tecnologie.