È un tempio simbolo dell’integrazione religiosa e socio-culturale del Castello, fulcro di Cagliari tra XIII e XIX secolo. Scoprirai la basilica di santa Croce passeggiando nel cuore della città e accedendo al quartiere medioevale dal bastione saint Remy. Attraversata la torre dell'Elefante e percorrendo il bastione santa Croce in direzione del Ghetto degli Ebrei, ti accorgerai a un tratto di una piazzetta, preceduta da pochi scalini e racchiusa tra le case dell’ex quartiere ebraico: qui si affaccia il prospetto della monumentale basilica, riaperta al culto nel 2007 dopo decenni di restauri. È difficile fotografarne l’intera slanciata facciata, perché potrai indietreggiare solo di pochi passi nel sagrato. La sensazione di maestosità cresce all’interno, a navata unica, voltata a botte e decorata a finti cassettoni da Ludovico Crespi. Su ciascun lato, tre cappelle, anch’esse voltate a botte e ornate da altari barocchi in marmi policromi, dove sono custoditi sculture e dipinti (XVII-XVIII secolo). Il presbiterio è arricchito da un altare maggiore, dove si erge un Cristo Crocifisso ligneo, e chiuso da un’abside semicircolare, su cui Antonio ha affrescato i santi Maurizio e Lazzaro (1842). La facciata è divisa in due livelli: in quello inferiore si apre il portale, sormontato da un timpano curvo, quello superiore è scandito da lesene e delimitato da due obelischi. Altra particolarità, i due campanili: uno a vela parallelo alla facciata, l’altro, vicino al presbiterio, a torre con canna quadrata e cupolino orientaleggiante. La storia della chiesa, in origine sinagoga, è intrinsecamente legata al borgo, un tempo Giudaria di Cagliari, che giunse alla massima espansione sotto la dominazione aragonese, prima che Ferdinando II bandì dai territori della Corona ebraici e musulmani che non si fossero convertiti al cristianesimo (1492). La sinagoga diventò chiesa cattolica e fu concessa a un’arciconfraternita, i cui nobili membri erano impegnati a confortare i condannati a morte. Nel 1564 l’arcivescovo Parragues, per favorire la crescita culturale cittadina, chiamò i gesuiti, cui furono concesse chiesa e case adiacenti, che diventarono il collegio della compagnia del Gesù. Grazie all’eredità lasciata loro dalla nobildonna Anna Brondo, l’edificio fu ampliato e trasformato radicalmente. Da un’iscrizione in facciata si evince che i lavori si conclusero nel 1661. A fine XVIII secolo papa Clemente XIV sciolse i gesuiti: il complesso passò allo Stato. Infine, a inizio XIX, il re Vittorio Emanuele I elevò la chiesa al rango di basilica magistrale e la affidò all’ordine cavalleresco dei santi Maurizio e Lazzaro, cui appartiene tuttora. Mentre l’ex collegio divenne, nel corso dei secoli, monte di Pietà, stamperia, tribunale, corte d’Appello, facoltà di Lettere e, oggi, di Architettura.