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Canyoning, gli spettacolari itinerari della Sardegna

Fare canyoning in Sardegna è un’esperienza unica per ammirare le bellezze paesaggistiche dell’isola da punti di vista privilegiati: quelli delle sue gole mozzafiato, con rocce scolpite dal vento che fanno da scrigno a cascate e piscine naturali.

È possibile esplorare i canyon sardi in tutte le stagioni dell'anno, ma la primavera e l'autunno sono particolarmente adatte per godersi appieno l’escursione. Durante le mezze stagioni le temperature sono piacevoli e i panorami si arricchiscono di colori vivaci.

Preparati a immergerti in una delle terre più affascinanti al mondo e a sperimentare la bellezza unica dei canyon della Sardegna, tra loro c’è anche quello più spettacolare d’Europa.


Mountain bike, gli itinerari imperdibili

Esplorare la Sardegna in mountain bike è un modo eccezionale per immergersi nella sua natura selvaggia. Sono tantissimi i percorsi ciclabili che attraversano le sue coste mozzafiato e angoli meno conosciuti dell’entroterra. L’isola è famosa per il turismo balneare che si concentra nei mesi estivi ma la primavera e l’autunno sono periodi magici per ammirare le sue bellezze paesaggistiche con gli occhi pieni di mare e i piedi sui pedali. Anche l’inverno regala giornate di sole e temperature miti ideali per vacanze attive in compagnia della propria bici.


Scopri i percorsi in mountain bike in Sardegna


Castello di Pedres

Ambito per la sua posizione strategica, testimone dell’epopea dei giudicati e delle dominazioni pisane e aragonesi, è uno dei simboli di Olbia e, assieme alla basilica di San Simplicio, uno dei suoi più importanti monumenti di età medievale. Il castello di Pedres sorge sulla sommità di una rocca granitica a circa 140 metri d’altitudine, cinque chilometri a sud della città gallurese. Secondo fonti trecentesche, a valle, poche centinaia di metri a sud del castello, sorgeva un villaggio denominato Villa Pedresa, ormai scomparso. Si ipotizza che il maniero sia stato edificato nel XIII secolo, durante il ‘governo’ dei Visconti di Pisa. Intorno alla metà del XIV secolo fu affidato ai frati ospedalieri di San Giovanni di Gerusalemme, per poi passare in mano agli aragonesi. Seguì poi l’abbandono a partire dal secolo successivo.

Per salire al castello, percorrerai un sentiero con una scalinata realizzata in tempi recenti, seguendo un tracciato forse usato dai soldati durante la seconda guerra mondiale. A metà percorso, osserverai resti di una piccola torre di osservazione coeva al castello. Sulla cima ammirerai, invece, i resti della fortezza: il mastio, a pianta quadrangolare, con due piani residui – su quattro originali - per un’altezza di circa dieci metri, e una cisterna sotterranea; l’angolo ‘superstite’ è formato da due lati pertinenti a una seconda cisterna e le tracce di due ambienti rettangolari. Il castello era circondato da una doppia cinta muraria: la prima cingeva una piazzola fortificata, dove probabilmente trovavano alloggio le guarnigioni; la seconda proteggeva invece il mastio.

Sulla destra, noterai un altro edificio. Risale alla seconda guerra mondiale, forse una postazione antiaerea, una casamatta o un magazzino. Sulla cima della rocca, pertanto, coesistono strutture edificate a distanza di seicento anni. Compirai un altro ampio salto del tempo passeggiando per trecento metri verso ovest: qui sorge l’affascinante tomba di Giganti di su Mont’e s’Abe, realizzata in due fasi: la prima – risalente al Bronzo Antico (1800-1600 a.C.) -, vide la realizzazione della tomba ad allée couverte; in seguito, fu trasformata in tomba di Giganti, con esedra semicircolare, corridoio e camera funeraria.

Il patrimonio archeologico di Olbia, nel quale spiccano anche nuraghe riu Mulinu, pozzo sacro di sa Testa e villa romana s’Imbalconadu, oltre alle tracce ancora visibili in città, è ‘raccontato’ nel museo archeologico, su un isolotto accanto al porto. A proposito di mare, visitata la città, impossibile non dedicare del tempo alle splendide spiagge del litorale olbiese, affacciate davanti all’isola di Tavolara.

Kitesurf, spot Sardegna

I venti girano veloci in Sardegna per la gioia di chi pratica kitesurf e di chi si gode dalla spiaggia lo spettacolo di questi aquiloni colorati che sembrano danzare sull’acqua. L’Isola offre una varietà di spot eccezionali per soddisfare la voglia di avventura e adrenalina di tutti i kitesurfer in vacanza. La Sardegna è infatti una delle mete migliori d’Italia per praticare questo sport tutto l’anno grazie ai suoi venti costanti e a condizioni meteo ideali.


Fortezza di Monte Altura

Da molti considerata una delle più belle opere militari costruite in Europa nel XIX secolo, ha difeso un mare solcato quasi un secolo prima da Napoleone, dall’ammiraglio Nelson e da Domenico Millelire, oggi racconta la sua storia e regala una vista incantevole sul parco nazionale dell’arcipelago della Maddalena. La fortezza militare di Monte Altura sorge a Palau, sull’omonimo colle a ovest del centro abitato, a pochi passi dal pittoresco villaggio di Porto Rafael. Faceva parte di un complesso di tre strutture militari, assieme alle fortezze di Capo dOrso e di Barragge. Fu edificata a tempo di record in soli due anni, tra 1887 e 1889, usando la pietra granitica ricavata in loco. La scelta portò due vantaggi: tempi più rapidi di costruzione e, soprattutto, un effetto ‘mimetico’: le strutture del complesso sembrano confondersi con le rocce del rilievo.

Le tre fortezze controllavano uno spazio strategico, fortemente a rischio in caso di conflitto tra le potenze europee. Il territorio era monitorato a 360° fino alla costa di Arzachena a est e alla Corsica a nord-ovest. In particolare, Monte Altura aveva una funzione antinavale, dotata di armamenti all’avanguardia per l’epoca. Il complesso è circondato da una serie di bastioni che si ergono sui costoni granitici. Attraversato un sentiero immerso nella profumata macchia mediterranea, supererai l’ingresso un tempo delimitato da un portone in legno - oggi in ferro - per poi osservare gli edifici sopravvissuti a battaglie navali, a due conflitti mondiali e a decenni di abbandono. Fortunatamente, Monte Altura non fu mai bombardata. Alloggi, magazzini, depositi, lavatoi, polveriera e la monumentale rampa che conduce all'area di tiro sembrano sospesi nel tempo, come se fossero pronti a tornare ‘in servizio’ da un momento all’altro. La fortezza si sviluppa in due livelli, collegati dalla scalinata: quello superiore ospitava gli armamenti, al livello inferiore trovano posto le altre strutture. La batteria di Capo d’Orso, posizionata a ridosso della famosa roccia, difese il porto di La Maddalena durante la seconda guerra mondiale, non riuscendo però a impedire il tragico affondamento dell’incrociatore Trieste nell’aprile del 1943. La fortezza Baragge, invece, si trova al centro tra le altre due, sovrastando l’attuale abitato di Palau. Anch’essa strutturata su due livelli, oggi è ricoperta dalla vegetazione.

Terminato il viaggio nella storia, non potrai fare a meno di scoprire i gioielli della costa palaese: le spiagge cittadine di Palau Vecchio, Porto Faro e dellIsolotto. A ovest, oltre l’affascinante distesa di sabbia de La Sciumara, ti attendono l’‘intima’ spiaggetta di Nelson e le casette bianche incastonate nel verde di Porto Rafael.

Pagine di Sardegna

Tanti, nei loro racconti, la fanno percepire come fuori dal tempo e dallo spazio. La Sardegna ha dato, e continua a dare, spunti e sfondi per ambientare vicende coinvolgenti. Miti, leggende e tradizioni si intersecano con storia e attualità. Talvolta in luoghi ben definiti, spesso in paesi immaginari, anche se facilmente riconducibili a località reali. A fare da guida in questo itinerario sono Sergio Atzeni, Giuseppe Dessì, Michela Murgia, Salvatore Satta, Grazia Deledda ed Enrico Costa, con le loro parole divenute immortali nei classici della letteratura sarda.

Sud

Castello Siviller

La sua origine fu prettamente difensiva: nacque per proteggere la zona dalle incursioni dei superstiti della guerra tra gli Arborea e gli Aragona, durata oltre 50 anni. La casa-fortezza degli Alagon, meglio noto come castello Siviller, fu edificata nel 1415, sopra le rovine della chiesa parrocchiale di Santa Maria, da Giovanni Siviller, doganiere del Castello di Cagliari e procuratore reale, nominato feudatario di Villasor, piccolo centro a poco più di venti chilometri dal capoluogo. Il castello e la chiesa parrocchiale di San Biagio, che si trova in prossimità del maniero, rappresentano i simboli del potere laico e religioso, un polo di aggregazione attorno al quale, a partire dal XV secolo, si è sviluppata l’antica Villa di Sorres.

L’aspetto della fortezza, riconducibile alle forme dei castelli medievali, cambiò nel tempo per il mutare delle esigenze funzionali che portarono alla perdita graduale della sua vocazione difensiva. Fu, infatti, adibito a caserma, prigione, sede scolastica, per essere infine abbandonato e destinato a semplice residenza e rimessa agricola da parte dei proprietari. La struttura a forma di ‘U’ presenta mura con merlature guelfe. Sul prospetto, le finestre a cortina ingentiliscono l’aspetto severo dell’edificio.

Sopra il portale principale uno stemma di forma circolare, sormontato dalla corona marchionale, raffigura, nella metà di sinistra, sei palle, armi della famiglia dei Da Silva, sovrapposte all’albero sradicato, simbolo del giudicato arborense; mentre, nella metà di destra, ci sono i pali, stemma del regno d’Aragona, e una torre alata rappresentante la famiglia Alagon. Lo stemma simboleggia la fusione tra le due famiglie in seguito al matrimonio tra Emanuela Alagon, marchesa di Villasor, e Giuseppe De Silva Fernandez de Cordoba, conte di Cifuentes.

Il castello, acquisito al patrimonio comunale nel 1991 e sottoposto a diverse opere di restauro da parte degli amministratori locali, ospita attualmente, nelle sale del primo piano, la biblioteca comunale. Le sue sale, inoltre, sono spazi per mostre e convegni. In un locale adiacente, ha sede la sala del Consiglio comunale, adibita per le occasioni a sala di celebrazione dei matrimoni civili o di incontri di natura socio-culturale, organizzati dal Comune di Villasor o da privati su autorizzazione del Comune stesso. Anche i cortili, sia quello esterno che quello interno, sono sovente teatro di manifestazioni culturali, specie concerti e rappresentazioni.

Le visite sono su prenotazione da richiedere anch’esse al Comune di Villasor.

La grande bellezza viaggia sul Trenino Verde

“Al termine di una lunga salita arriviamo a una stazione dopo una distesa di solitudine. Ogni volta sembra che più avanti non ci sia altro, niente di abitato. E ogni volta arriviamo a una stazione”. È la descrizione poetica, a bordo della locomotiva che oggi è il Trenino Verde, di Sea and Sardinia, opera dedicata da David Herbert Lawrence al suo viaggio del 1921 in Sardegna. Un secolo dopo, seguendo le sue orme, viaggiatori di tutto il mondo sono attratti da una linea ferroviaria unica nel suo genere, derivata dalle ‘vecchie complementari’, progettate e costruite tra fine XIX e inizio XX secolo. Un’eccellenza italiana, un’esperienza unica in Europa: quattro tratte per un totale (attualmente) di 163 chilometri. Le linee, mai dismesse, conservate e salvaguardate, connettono coste e interno - attraversando talvolta ponti e gallerie - e si integrano con esperienze nei laghi col battello ed escursioni di trekking, in bici e a cavallo.

Pozzo sacro di San Salvatore - Gonnosnò

Per millenni lo ha circondato un’aura di spiritualità, dall’epoca nuragica passando per quella punica, fino al Medioevo. Il suo nome deriva, infatti, da una chiesa, ormai scomparsa, che probabilmente le sorgeva accanto. Il pozzo sacro di San Salvatore si trova in cima a una collina a sud di Figu, frazione di Gonnosnò. Gli scavi hanno dimostrato che l’area fu frequentata a lungo e intensamente, a scopi cultuali e funerari. Il primo impianto si fa risalire al Bronzo recente e finale, tra XIII e XI secolo a.C., ed è composto da un atrio rettangolare, lastricato, dal quale, attraverso un ingresso di forma trapezoidale, si accede al vano scala. Da qui, una scalinata di circa 4 metri ti porterà alla camera, parzialmente ricavata nella roccia, a pianta sub-circolare con copertura a tholos.

Il materiale con cui fu costruito il pozzo è la marna, facilmente reperibile nei dintorni. I blocchi sono squadrati in maniera regolare, lavorati a martellina e disposti a filari sfalsati. Nell'atrio noterai alcuni elementi particolari: la pavimentazione in ciottoli di tufo, un betilo e una cista litica. È ciò che rimane della ‘ristrutturazione’ in chiave cultuale effettuata nel periodo punico, operata forse intorno al III secolo a.C. Nella parte settentrionale dell’area interessata dagli scavi sono emerse tracce di muratura: si pensa siano pertinenti alla chiesa di San Salvatore, di cui finora era rimasta memoria solo nel nome della località. Il profilo delle parti di muratura affiorate sembrerebbe suggerire l’esistenza, in passato, di un edificio absidato. Nei dintorni della struttura è emersa un’ampia necropoli, della quale sono state indagate una decina di tombe, appartenenti a persone decedute in giovane età. Gli oggetti rinvenuti nella necropoli risalgono a un periodo compreso tra XII e XV secolo d.C.

Dopo aver visitato il pozzo, potrai esplorare anche un’altra affascinante testimonianza nuragica, situata ad appena 700 metri di distanza dalla fonte. Si tratta della necropoli di Is Lapideddas, composta da quattro tombe di Giganti, una delle quali curiosamente più piccola delle altre, anch’esse realizzate usando blocchi squadrati in marna. La tomba 3 è la meglio conservata: osserverai una grande camera funeraria con pavimento lastricato, alcuni filari delle pareti e parte dell’ala est dell’esedra. Gli scavi portarono alla luce anche sepolture più antiche e di tipo diverso: sei fosse a inumazione, forse risalenti alla cultura Monte Claro, a testimoniare che l’area fosse usata a scopi funerari già in epoca prenuragica.

Sud

Sa Fraigada

È una delle aree archeologiche più affascinanti del basso Sulcis, protagonista di leggende popolari, dove ripari naturali, mura ciclopiche e monumenti granitici s’inseriscono in un suggestivo scenario naturale. Sa Fraigada è un insediamento sorto in età prenuragica in località Barrancu Mannu, nelle campagne di Santadi. Racchiuse da una possente cinta muraria, in otto ettari, troverai terrazzamenti e muraglie megalitiche, resti di capanne, un protonuraghe, un particolare tafone e la testimonianza archeologica più famosa del territorio santadese: la tomba di Giganti di Sa Fraigada, una delle meglio conservate in Sardegna.

La tomba è conosciuta in svariati modi: oltre al nome ‘ufficiale’, si usano anche tomba di Barrancu Mannu, Tuerredda e sa Tuta, il più usato in paese. Fu realizzata tra Bronzo medio e recente – probabilmente intorno al 1300 a.C. -, usando grossi blocchi di granito appena sbozzati, disposti in filari irregolari. La forma è quella di una protome bovina, è lunga circa 18 metri, mentre l’esedra semicircolare è ampia 15 metri. Al centro, osserverai l’ingresso quadrangolare, sormontato da un massiccio architrave. Un muro, partendo dal braccio destro dell’esedra, delimita un recinto, forse uno spazio dove celebrare i riti funerari.

Alla sepoltura sono associate varie storie raccontate dagli anziani del paese: si dice che vi si praticasse l’incubazione, cioè che al suo interno si cadesse in un sonno profondo e ‘divinatorio’; e che la tomba avesse il potere di guarire i ‘mali della mente’, ovvero depressione ed esaurimenti nervosi. Ai bambini si raccomandava di prestare attenzione se si fossero udite voci o avvistate strane ombre: poteva trattarsi dello spirito custode dello schisorgiu, un tesoro nascosto. Se catturato, lo spirito ne avrebbe rivelato l’ubicazione esatta.

Nell’area, ricoperta da macchia mediterranea e solcata da torrenti, osserverai resti di muraglie prenuragiche, forse riconducibili alla cultura di Monte Claro (2800-2300 a.C.), che sfruttano in alcuni punti la roccia naturale. Sulla cima denominata sa Roca de Luciferu si erge un probabile nuraghe arcaico, realizzato su sei ‘terrazze’: le prime tre fungono da antemurale, mentre sulle altre si impiantano i corpi centrali del nuraghe. A valle sorgeva il villaggio, di cui si possono identificare alcuni gruppi di abitazioni sorte tra gli affioramenti rocciosi. L’altro elemento caratteristico del sito è sa gruta fraigada, adiacente alla tomba di Giganti. È una cavità scavata dagli agenti atmosferici e ‘protetta’ da un masso allungato, con tracce di muratura: fu probabilmente usata in epoche remote come luogo di culto e funerario. A proposito di spettacolari opere della natura, a poca distanza da Barrancu Mannu potrai visitare le grotte di Is Zuddas: dentro si aprono scenari quasi fiabeschi. Il patrimonio archeologico di Santadi, paese celebre per il vino Carignano e per il tradizionale Matrimonio Mauritano, comprende anche la ‘cittadella’ fenicio-punica di Pani Loriga e reperti custoditi nel museo archeologico.