Retaggi romanici, schemi rinascimentali, decorazioni gotiche e richiami barocchi. La chiesa di Santa Sofia, parrocchiale di San Vero Milis, paese di confine tra Campidano e Montiferru, uno dei centri più rinomati per la produzione di vernaccia, deve tanto del suo fascino all’originale mix di stili costruttivi, per di più impiantati su una preesistente struttura, di cui non esistono tracce documentali. Un’iscrizione posta sullo stipite destro dell’arco trionfale nell’altare maggiore riporta come data di costruzione il 1604, a opera del genovese Agostino Careli e del cagliaritano Francesco Escanu. Si trattò probabilmente della ricostruzione di una chiesa romanica forse del XIII secolo, della quale rimane come unica traccia un tratto di paramento murario sul prospetto posteriore, a filari di conci alternati in arenaria e basalto: la precedente chiesa dunque doveva essere bicroma.

Osservando la facciata noterai subito la commistione tra vari stilemi architettonici: i tre ingressi sono incorniciati da modanature che seguono uno schema rinascimentale, mentre in asse col portale centrale ammirerai un ampio rosone cigliato in trachite rossa, che rappresenta una persistenza di motivi decorativi di gusto gotico. Il coronamento, invece, mostra un lunettone che segue il profilo del rosone, riconducibile ai prospetti di matrice barocca. Il campanile, completato a inizio XIX secolo, è a canna quadrata, alto circa quaranta metri e termina con un cupolino ‘a cipolla’, anch’esso di ispirazione barocca. L’aula è a navata unica, voltata a botte, che termina con un presbiterio riccamente decorato con marmi policromi. Ai lati della navata si aprono sei cappelle, tre per lato, con copertura a padiglioni lunettati. Gli arredi sono altrettanto preziosi: otto argenti liturgici databili tra XVI e XVIII secolo, una croce argentata tardogotica e un reliquiario. In una nicchia osserverai la statua della Madonna di Spagna, mutilata e bruciata durante la guerra civile spagnola e gettata in mare per evitarne la distruzione. Fu rinvenuta nel 1937 da un pastore sulla spiaggia di is Arenas, portata inizialmente a Narbolia e infine collocata nella parrocchiale di San Vero Milis. L'evento è ricordato ogni anno a maggio con processioni, cerimonie e festeggiamenti.

Oltre alla vernaccia, San Vero Milis deve la sua fama all’arte dell'intreccio, con creazioni di cestini e canestri di giunco, alle coltivazioni di mandarini e alla bellezza del suo litorale. Attorno a Capo Mannu si distendono i suoi ‘gioielli’ costieri, da su Pallosu, dove vive una colonia felina, e sa Rocca Tunda, oasi di relax protetta da dune. A sa Mesa Longa farai il bagno in una piscina naturale delimitata da un tavolato di arenaria affiorante a qualche decina di metri dalla riva. Infine, a sud, acque trasparenti e sabbia candida caratterizzano Putzu Idu e s’Arena Scoada, dall’atmosfera quasi tropicale.