Ai confini tra Logudoro e Gallura, si distende ai piedi del massiccio granitico del Limbara e si affaccia sullo splendido scenario del Coghinas, meta di appassionati di pesca sportiva, sci nautico e kayak. Oschiri è un centro agropastorale di tremila e 300 abitanti, noto per carni bovine, vermentino, formaggi e soprattutto per le panadas, pasta sfoglia ripiena di carni e aromi naturali. A questo piatto-simbolo del paese, ad agosto, è dedicata una sagra, in combinazione con la fiera agroalimentare della Gallura. Attorno all’abitato si perdono a vista d’occhio vallate punteggiate di lecci, sugherete e macchia mediterranea. Imperdibile è l’escursione nella foresta su Filigosu, oasi protetta dove ammirare cervi, daini, donnole, mufloni e il volo di aquile, falchi e sparvieri.

Case basse e strade strette, pavimentate in pietra, caratterizzano il centro storico. Qui sorgono la parrocchiale della beata Vergine Immacolata, del XVIII secolo, rifatta nel 1903, e la chiesa romanica di san Demetrio dell’XI secolo. Allo stesso secolo risalgono le chiese campestri di san Giorgio, san Pietro, san Sebastiano, Nostra Signora di Othi, parrocchiale di un villaggio abitato sino al XVII secolo, e soprattutto, a cinque chilometri da Oschiri, Nostra Signora di Castro, cattedrale da fine XI secolo al 1508. Il complesso, circondato da mura, è costituito da chiesa, cumbessias (alloggi per pellegrini) e un edificio a due piani. La chiesa, coeva di Nostra Signora del Regno di Ardara, rispecchia lo stile romanico-lombardo con facciata in trachite rosa. Le celebrazioni sono la domenica dopo Pasqua. L’ex cattedrale è ciò che rimane dell’antico villaggio di Castra: l’area, frequentata da età nuragica fino all’alto Medioevo, è una delle più ‘romanizzate’ dell’Isola. Sul colle di san Simeone spuntano le rovine di un insediamento fortificato, il castrum di Luguido, centro militare e stazione di sosta e controllo, dove sono stati rinvenuti tesoretti monetali. Forse ci fu continuità tra epoca romana e bizantina: materiali archeologici ed elementi culturali confermano che si diffusero soldati, mercanti e religiosi di origine greca. Mentre le prime testimonianze umane sono del III millennio a.C: 70 domus de Janas, oltre metà delle quali compongono le necropoli di Malghesi (25 domus) e di Pedredu (tredici). Altre tre sono in località Puttu Iscia, immerse nel verde. A riti sacri e funerari neolitici fanno riferimento anche dolmen e menhir di monte Cuccu, monte Ulìa e di Berre. Il sito prenuragico più celebre ed enigmatico è il complesso di santo Stefano, un’area in periferia del paese ricca di rocce tafonate, compresa tra una necropoli con otto domus e la chiesa di santo Stefano (forse bizantina). Ammirerai un altare rupestre e pareti granitiche istoriate, nelle quali sono state scolpite nicchie con incisioni geometriche e coppelle. Nel territorio oschirese sono censiti circa 60 insediamenti nuragici, tra cui i nuraghi monotorre Accas Alvas, Longu e monte Uri con singolare pianta quadrangolare, e i complessi Lu Nuraconi e sa Conchedda. Dal sito nuragico di Lughéria proviene un famoso carretto in bronzo, forse cofanetto per oggetti preziosi, esposto in paese al MuseOs, insieme a due navicelle votive bronzee e monete. Il museo è anche etnografico e dedicato al castrum romano.