Si erge a 400 metri d’altitudine ai piedi del monte Rasu e a ridosso del colle sa Corona, in una cornice territoriale dove alti rilievi ricoperti da rigogliosi boschi di lecci, querce e castagni, si alternano a dolci colline attraversate da corsi d’acqua e laghetti naturali. Bottidda è un piccolo borgo agropastorale di circa 700 abitanti del Goceano, al centro di un patrimonio naturalistico tutelato e valorizzato turisticamente. Il nome deriva dall’antico villaggio di Gocille, da cui si è passati attraverso vari stadi a Gotille, Botille, Botilla fino all’odierno Bottidda.

Il centro abitato, fiorente sin dal Medioevo, ospita oggi antiche abitazioni e piccole piazze ornate da caratteristici murales. Due i monumenti da non perdere. In paese, la chiesa parrocchiale della Madonna del Rosario, costruita a fine XIX secolo in stile neoclassico, al cui interno della chiesa è conservata una statua in legno del Cristo in croce, unico esempio del genere nella zona. Sul monte Rasu, a circa 900 metri d’altezza, in uno splendido scenario sorge il convento francescano, considerato il primo insediamento dell’ordine monastico in Sardegna. Fondato intorno al 1220 da un discepolo di san Francesco. La costruzione, ristrutturata agli inizi del Novecento, conserva alcuni elementi originali: celle dei frati e lavatoio in pietra. Accanto alla struttura principale ammirerai un esemplare plurisecolare di castagno, forse piantato dai primi francescani insediatisi nel convento. Due volte l’anno, 2 agosto e 4 ottobre, vi si celebrano i festeggiamenti in onore del santo che richiamano un gran numero di fedeli. Altra celebrazione da non perdere sono i fuochi di sant’Antonio (16 gennaio), con eventi culturali e cerimonie religiose. L’accensione del grande falò è accompagnata da s’inghiriu: un cavaliere compie sei giri intorno alla catasta di legna in fiamme portando su pani ‘e s’ardia e lo stendardo del santo. I fedeli compiono lo stesso rito, con i dolci tipici del paese, sas tiliccas offerti in dono ai visitatori. Tra i monumenti archeologici nel suo territorio spicca il nuraghe sa Corona che domina il colle omonimo.