Un alone di mistero aleggia attorno alle vestigia di una fortezza a pochi passi da Santa Maria Coghinas, nella regione storica dell’Anglona. Arroccato nell’altura granitica detta monti di lu Casteddu (o anche monte Urtigiu), a ridosso della catena collinare del monte Ruju, Casteldoria (o castello dei Doria) domina una fertile vallata arricchita dalle acque ‘curative’ del fiume Coghinas e del lago di Casteldoria, dove i romani installarono un importante sito termale. Il castello fu edificato intorno al XII secolo dalla famiglia genovese dei Doria e visse alterne vicende sotto le dominazioni di Genova, Corona d’Aragona, giudicato d’Arborea e famiglia dei Malaspina.

Della fortificazione rimangono poche rovine: tratti delle mura, resti di una cappella e una grande cisterna che si suppone servisse per raccolta e approvvigionamento d’acqua. Ben conservata, invece, è la famosa torre, pezzo pregiato del castello, realizzata con grandi blocchi granitici rettangolari saldati a malta. Alta venti metri d’altezza, ha forma pentagonale con ingresso lungo il lato nord-orientale. Sullo stesso lato ci sono due grandi aperture non allineate e, nel lato opposto una grande finestra in corrispondenza del primo piano. Al suo interno è composta da tre livelli in legno, sovrastati dalla copertura con camminamento e tegole. L’ultimo piano fu ricavato con un soppalco prima del terrazzo.

A dare valore e ‘vita’ all’architettura sono le leggende che ravvolgono la storia di Casteldoria e in particolare la sua torre. Miti tramandati da generazioni e narrati anche dal premio Nobel Grazia Deledda nei Racconti sardi del 1894. Una fiaba parla di un intricato sistema di cunicoli sotterranei scavati tra fortezza e cappella di san Giovanni di Viddacuia (attuale Viddalba), situata sulla sponda opposta del Coghinas. Il passaggio segreto sarebbe servito ai Doria per recarsi in chiesa durante le festività. I cunicoli nascondono un altro segreto, quello di un esploratore che attraversando i passaggi sotterranei scoprì quattro grandi stanze, in una c’era una pesante porta di ferro: si dice che proteggesse il favoloso tesoro dei Doria. La Deledda descrive, accanto alla fortificazione, la ‘conca della moneta’, dove, secondo i racconti popolari, i Doria battevano denaro. Qui pare vi fosse anche una grande campana d’oro fatta risuonare da una pietra lanciata dall’alto verso il fondo della conca. A ovest della torre, dove i Doria passeggiavano nelle sere d’estate, si racconta che alti e imponenti bastioni, come guardiani, si affacciassero sul fiume.