Sorge tra colline e vallate, vicino al lago Cuga, attrazione paesaggistica, habitat di rari uccelli acquatici e paradiso della pesca sportiva, valorizzata ad agosto dal Kuga Festival. Uri è un centro di tremila abitanti del Coros, sub-regione nord-occidentale del Logudoro, distante 15 chilometri da Sassari e 18 da Alghero. Nel territorio si alternano aspri rilievi di rocce calcaree, basaltiche e trachitiche e dolci colline ricoperte da rigogliosa macchia mediterranea e coltivate a cereali, vigneti, oliveti e carciofeti: l’agricoltura è la principale ricchezza. Uri si distingue per ottimi vini, un’eccellente olio – il paese fa parte delle città dell’olio - e carciofi, prodotto d’eccellenza, cui è dedicata a marzo la sagra del carciofo, tra le maggiori kermesse agroalimentari sarde, che richiama migliaia di visitatori. Tra le feste religiose si segnalano le celebrazioni in onore della Madonna della Pazienza a metà settembre, cui è dedicata una chiesa costruita intorno al XVI secolo. A una decina di chilometri dall’abitato si ergono le rovine di Nostra Signora di Paulis, sorta lungo il tracciato di una strada romana, detta s’istrada de sos padres perché collegava l’abbazia di Paulis a quella di santa Maria di Corte (Sindia). L’abbazia fu impiantata nel 1205 in una zona allora paludosa, dopo una donata dal giudice di Torres ai benedettini cistercensi. Restò in attività fino al XV secolo: osserverai resti del chiostro e parti del convento adiacente alla chiesa, che era a tre navate scandite da arcate, con abside quadrata. A santa Maria è dedicata la nuova parrocchiale del 1995: da qui parte la processione in abiti tradizionali sino agli affascinanti ruderi dell’abbazia cistercense. Da visitare anche la settecentesca Funtana Manna, ricostruita a fine XX secolo.

Il lago Cuga prende nome da un villaggio scomparso e nel fondo nasconde vestigia archeologiche, visibili nel periodo di secca, come i resti del nuraghe Peppe Gallu. In prossimità delle sponde si trovano quasi dieci ruderi di nuraghi, databili a partire dal Bronzo antico (1700 a.C.). L’eredità nuragica di gran lunga più rilevante è nel ‘cuore’ del paese: il complesso di santa Caterina (Cadrina in logudorese), costituito da nuraghe e villaggio, frequentato anche in epoche successive, raro caso di testimonianza nuragica dentro l’abitato. Il nuraghe è composto dal mastio con diametro di quasi dodici metri (e alto oggi meno di due) e due torri secondarie, raccordate da cinta muraria che circoscrive un cortiletto. Il complesso, è in blocchi di calcare e trachite sistemati in filari regolari. Attorno al nuraghe si estendeva il villaggio, con pozzo, del quale sono state riportate alla luce alcune capanne. Vicino al paese svetta la lunga stele di Pedra Longa, fronte di una tomba di Giganti del Bronzo medio. Uri continuò a essere abitato anche in epoca romana.