Nel Sassarese c’è un luogo dove le testimonianze prenuragiche ‘si fondono’ con monumenti nuragici: è la necropoli di sa Figu, la più importante eredità preistorica del territorio di Ittiri. Si estende lungo il ciglio settentrionale dell’altopiano del Coros che dà nome a una sub-regione logudorese. Raggiungerai l’area archeologica, a quattro chilometri dal centro abitato, dal santuario di san Maurizio, risalendo il pendio sino in cima. Il complesso è composto da undici ipogei, un circolo megalitico e il basamento di un nuraghe arcaico (o protonuraghe?). Visse almeno tre fasi preistoriche: Neolitico finale (fine IV millennio a.C.), quando fu scavato il primo nucleo di domus de Janas; eneolitico ed età del Rame; Bronzo antico e medio, quando si diffusero gli ipogei ‘a prospetto architettonico’. Delle sepolture di sa Figu, tre sono domus de Janas semplici e originarie, due monocellulari e una pluricellulare, con dromos (andito), anticella e cella sulla quale si aprono vani secondari. Almeno tre sono domus ampliate, con aggiunta in facciata di stele ed esedra. Tre sono di nuovo impianto o ristrutturate in età del Bronzo. La tomba più grande è composta in origine da cinque camere, ora da un unico vano in seguito all’abbattimento delle mura divisorie. Un’anticella con pareti decorate immette nella cella dove si aprivano tre vani. Gli ipogei hanno restituito reperti nuragici, specie la famosa statuetta bronzea del suonatore di launeddas.

Sul bordo del pianoro di Coros si erge un recinto megalitico, risalente all’eneolitico e costituito da dieci macigni ortostatici (più uno adagiato). Accostati fra loro, disegnano un’area cultuale semicircolare di dieci metri di diametro. Una suggestiva (e macabra) teoria indica il monumento come luogo per scarnificare i cadaveri, esposti alla voracità degli avvoltoi. Poco più a valle ci sono le domus de Janas di Ochila, alcune decorate con elementi simbolici e architettonici in rilievo. Anche i dintorni sono un parco archeologico: potrai visitare gli ipogei di Musellos e l’area di Runara, composta da due dolmen, di cui uno integro (lungo due metri e mezzo e alto due), allineamenti di menhir, una cinta megalitica e due torri nuragiche. Le testimonianze ittiresi dell’età del Bronzo sono infinite: resti di circa 60 nuraghi, dieci villaggi, due tombe di Giganti e un pozzo sacro. È rappresentata l’evoluzione della civiltà nuragica: da strutture elementari, come nuraghi ‘a corridoio’ e monotorri a monumenti dall’architettura complessa, tra cui spiccano esempi ben conservati. Di certo il nuraghe Majore, con torre maggiore a più piani e laterale rivestita con un paramento murario perfettamente lavorato. Alcune torri nuragiche sono edificate in basalto scuro e calcare chiaro, con effetti bicromatici.