Uno sguardo in anteprima
Sullo scosceso costone meridionale del Fruncu 'e su Inucragliu, facente parte del massiccio del Monte Albo e sulla cui cima si ergono le croci di "su Calvariu", si stende il paese di Lodè. V. Mossa lo descriveva in questo modo: "appare come un nido d'aquile ed è forse il più impressionante dei villaggi montanari" e così ancora oggi si mostra, nascosto alla vista in una conca dominata da alte montagne. Il territorio è ammantato da una natura quasi incontaminata e lussureggiante, anche per la ricchezza nel territorio di laghetti e fonti limpide oltre che per la vicinanza del Rio Mannu. Questa ricchezza d'acqua ha favorito lo sviluppo in senso agricolo e pastorale dell'area: le principali colture sono quelle del grano, dell'orzo, delle fave, i vigneti, gli olivi, i mandorli e i fichi d'india, che tingono il paesaggio dei caldi colori tipici del nuorese. Qui sorgono, inoltre, il Complesso Forestale di Sant'Anna, caratterizzato da una folta macchia mediterranea di lecci e corbezzoli, e parte della Foresta demaniale di Usinavà, con le sue antiche fustaie di leccio. Anche la fauna si presenta ricca e variegata, con aquile, mufloni e cinghiali che la fanno da padroni.
Molto caratteristico e suggestivo è il centro storico che ancora oggi conserva la sua fisionomia di borgo montano, grazie alle sue stradine in selciato su cui si affacciano le tipiche case in pietra decorate dai caratteristici balconi in legno, tanto da sembrare che qui il tempo si sia fermato. Poco fuori dal paese si incontrano, poi, alcuni esemplari di "pennettu", le vecchie capanne-rifugio dei pastori, a ricordo di un'antica cultura che in queste zone è ancora fortemente radicata. Solo di recente su alcuni edifici paesani sono comparsi dei murales realizzati dai giovani lodeini a riprodurre le caratteristiche delle antiche case e le vecchie tradizioni locali.
Il paese nel Medioevo faceva parte della curatoria di Posada e della diocesi di Galtellì nel giudicato di Gallura ed era noto come paese di confine tra questo e il giudicato di Torres. Conosciuta negli antichi documenti come Villa de Lotde o Villa de Locde, Lodè nacque probabilmente dalla fusione dei villaggi di Sos Lothos, Oriannele e Thilameddu, che fino al XIII secolo si trovavano a ovest rispetto all'attuale centro abitato, col quale convissero fino a epoca tarda. Secondo la tradizione da Sos Lothos per il palio della festa di San Giovanni arrivavano nel paese i mitici "caddos irdes" (i cavalli verdi), oggetto di desiderio e simbolo di potere per il loro particolarissimo e raro pelo verdastro. Un'altra leggenda vuole che il paese fosse fondato da un giovane capraio chiamato Lodde o Loddeddu, che gli avrebbe poi dato il nome e che questi fosse abitante di Sos Lothos o di Thilameddu. In un tempo non ben definito questi due villaggi sarebbero stati vittime dell'invasione di "sa musca macchedda", mosche assassine che ne sterminarono la popolazione. Solo Lodde e la sua famiglia scamparono fortuitamente a questa tragica fine e per rifarsi una vita il giovane capraio costruì una nuova casa nei pressi dell'attuale fontana di su Oglie, dove poi si sarebbe sviluppato l'attuale paese di Lodè.
Galleria fotografica del paese
Galleria fotografica di Mont'Albo
Galleria fotografica del carnevale
Perché visitare Lodè
Ricca di tradizioni, leggende, bellezze naturali e monumenti, Lodè ha assunto in questi ultimi anni un ruolo turistico di rilievo quale anello di congiunzione tra la Barbagia e le Baronie.
Arrivando a Lodè ci si trova davanti un panorama spettacolare, caratterizzato dalle cime del Monte Albo, massiccio dalle azzurre e aspre pareti calcaree, coperto da una vegetazione ricca e variegata all'interno della quale si dispiegano, per gli appassionati di trekking, sentieri che portano ad esplorare paesaggi unici. Una di queste passeggiate porta a Punta Cupetti, da cui si domina l'intera dorsale della montagna e il pianoro carsico di "S'Ena 'e Cupetti". È questo un territorio magnifico, quasi incontaminato, dove le alte falesie, gli strapiombi, le grotte e le voragini si uniscono ad una rigogliosa e profumata macchia mediterranea, ai boschi di lecci e ai rossi corbezzoli. Qui ancora vivono l'elegante gracchio corallino, un raro corvo caratterizzato da zampe e becco vermiglio, e il geotritone del Monte Albo.
Il caratteristico centro storico di Lodè ospita la chiesa parrocchiale di Sant'Antonio da Padova, che benché di recente costruzione custodisce un bell'altare del 1850, un'acquasantiera del 1667 e un crocifisso seicentesco di fattura spagnola scolpito su un unico pezzo di legno di noce. Sempre nel centro storico si trovano anche le chiese della Purissima e del Rimedio, edificate prima del '700. Altra chiesa particolarmente interessante, in origine campestre e oggi inglobata nel paese, è quella dedicata a San Giovanni Battista, la cui costruzione risale al Medioevo e forse è da attribuire all'ordine degli Ospedalieri di San Giovanni di Dio di Barcellona.
Il territorio di Lodè è caratterizzato anche da numerosi monumenti archeologici, che dimostrano una frequentazione fin dall'antichità dell'area. Molto interessante è il nuraghe sa Mela, sul Monte Prana, e segnalato fin dal 1933 da A. Taramelli come "il miglior nuraghe del Comune". Di questo nuraghe oggi purtroppo rimane solo una camera, dove è però ancora possibile ammirare la perfezione della copertura a tholos. Nella zona si trovano poi alcune tombe di giganti, molto danneggiate, e diverse domus de janas, che in paese vengono chiamate "sas calas 'e sos naneddos" (piccole grotte dei nani). A ovest del centro abitato è poi possibile scorgere le fondamenta degli antichi villaggi di Sos Lothos, Oriannele e Thilameddu.
I lodeini hanno mantenuto intatte le proprie tradizioni, per cui sentono un forte attaccamento. Qui è ancora possibile essere spettatori de "su Ballu 'e s'Arza", un ballo rituale fatto per la guarigione di chi veniva punto da quell'insetto, o il rito legato a "su Maimone", un fantoccio al cui interno viene posta una botticella riempita da vino che viene offerto di casa in casa durante il suo trasporto per le vie del paese. La festa più sentita per gli abitanti di Lodè è senz'altro quella in onore di "Sant'Antoni 'e su ocu" (Sant'Antonio del fuoco, cioè Sant'Antonio Abate) il 16 gennaio. In quest'occasione vengono accesi dei grandi falò: vengono creati con delle fascine poste intorno ad un grosso tronco "su pennetu de Santu Antoni" (la cappanna di Sant'Antonio) e all'estremità del tronco vengono appese arance e dolci tipici. Dopo la benedizione e l'accensione del fuoco, i ragazzi si lanciano sulle frasche per raccogliere le arance e i dolci; il primo che riesce nell’impresa vince maialetti, agnelli, vino e altri doni che serviranno per la grande cena serale. I festeggiamenti continuano poi fino a notte fonda con balli e canti tradizionali.
Da alcuni anni i giovani del paese hanno operato un recupero dell'antico carnevale lodeino, con la riproposizione delle originali ed eleganti "mascaras nettas" (maschere pulite), la cui particolarità era di poter essere rappresentate solo da uomini, anche se in realtà si tratta di maschere ermafrodite, per metà uomo e metà donna. Queste maschere vestivano infatti "sa camisa", "sas calzas biancas" e "sa berritta" (la camicia, le calze bianche e il copricapo) del costume tradizionale maschile e "su curitu", "su zacru" e "su muccatore" (il corsetto e il fazzoletto) di quello femminile. Sas mascheras nettas andavano in giro in coppia, accompagnate da "su marrazzaju" (il suonatore di campanacci); loro scopo era quello di fermare le ragazze per strada, che potevano liberarsi solo offrendo loro vino e dolci tipici.
Altri festeggiamenti importanti sono il 19 marzo quelli in onore di San Giuseppe, dal 13 al 16 giugno quelli per Sant'Antonio da Padova, il 24 giugno San Giovanni Battista (cui è legato il ricordo dei mitici "caddos irdes" che arrivavano in paese per il palio dedicato al santo), dal 26 al 29 luglio quelli in onore di Sant'Anna, con l'offerta del pranzo a tutti i partecipanti, e Santa Lucia la prima domenica di settembre.