Il fascino misterioso del Carnevale in Sardegna

Boe di Ottana

Il fascino misterioso del Carnevale in Sardegna

Identità e passione, tradizione e suggestione, forza e mistero, ecco i tratti comuni delle celebrazioni carnevalesche isolane, i segni che contraddistinguono una festa che affonda le radici in antichi riti pagani
c’è un carnevale per ogni luogo nell’Isola

Spenti gli spettacolari falò in onore di sant’Antonio Abate e di san Sebastiano, riti antichi e solenni diffusi in tanti centri isolani, l’atmosfera di festa e stordente euforia prosegue a febbraio col Carnevale, anzi coi carnevali di Sardegna. Su Karrasecare ha tanti volti: ogni comunità lo celebra secondo propri codici, vocazioni e particolarità. Tradizionalmente, il 17 gennaio, i fuochi di sant’Antonio ne segnano l’inizio, la fine arriva col mercoledì delle Ceneri, la cui celebrazione più affascinante è a Ovodda, il 26 febbraio. La prima sfilata con le maschere tradizionali è a Cuglieri, il primo febbraio. Sono eventi fortemente sentiti che animano intere comunità e coinvolgono i loro ospiti. Ogni inverno si ripetono identici ma non di meno suggestivi rituali tramandati da secoli. Si alternano sacro e profano, passione e identità, ritmi cadenzati e slanci inebrianti. Come nel piccolissimo borgo di Austis o durante su Battileddu, ammaliante carnevale di Lula o ancora a Gavoi, dove la festa è accompagnata dal battere incessante dei tumbarinos (suonatori di tamburi). In tutti i paesi, da nord a sud dell’Isola, durante la festa, potrai assaporare le prelibatezze tipiche carnevalesche: fave e lardo, pistiddu e coccone, zeppole e buon vino.

Carnevale - Samugheo
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Sas intintas, carnevale di Ovodda
Scene affascinanti e misteriose interpretazione della vita agropastorale

Le maschere tradizionali, de su connottu, ripercorrono momenti di vita agropastorale, legati a clima e raccolto. In tanti paesi barbaricini prendono vita scene misteriose e si sprigionano intense suggestioni. A Mamoiada sono protagonisti i Mamuthones. Vestiti di pelli di pecora nera e col viso coperto da grottesche maschere lignee che ne nascondono l’identità, si esibiscono in una misteriosa danza ancestrale, cadenzata dai campanacci caricati sulle spalle. Gli Issohadores, intanto, con indosso un corpetto rosso e una maschera bianca, catturano le maschere ‘animalesche’ (e gli spettatori) con una fune. A Ottana sono protagoniste le maschere dei Boes riconoscibili dalle lunghe corna, e dei Merdules. A Orotelli vanno in scena i Thurpos (ciechi), vestiti e incappucciati con cappotti di orbace nero e volti ricoperti di fuliggine, presa dalle ceneri dei falò. Simboleggiano il rapporto tra uomo e animale, tra padrone e servi. S’Urzu (orco o orso) è un personaggio tipico del centro Sardegna: è una testa di caprone con lunghe corna coperta da un fazzoletto nero femminile. È protagonista a Fonni, Ula Tirso e Samugheo, dove il 9 febbraio va in scena una festa singolare con varie maschere tradizionali, si chiama A Maimone, nome di una divinità proto sarda.

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Boes&Merdules di Ottana
S'Urthu e sos Buttudos - Fonni
coinvolgenti tradizioni che mantengono intatto il senso di sacralità e identità

Caratteristici della Sardegna sono sos karrasegares a caddu, esibizioni equestri che celebrano il cavallo, elemento fondamentale della vita agropastorale. Dalla spericolata Carrela ‘e Nanti di Santu Lussurgiu (nel Montiferru) alle figure acrobatiche delle Pariglie di Bonorva (nel Meilogu), dalla Pentolaccia a cavallo di Benetutti nel Goceano (22 febbraio) a quella di Oniferi, nel Nuorese. Su tutte spicca la celebre giostra equestre della Sartiglia di Oristano. La Domenica di carnevale e il martedì grasso, un gruppo di cavalieri si lancia in velocità al galoppo, lungo la via del Duomo, nelle ‘corse alla stella’. Sono guidati da su componidori, capo corsa e supremo giudice, né uomo né donna, la cui vestizione spetta a sas massaieddas. Lui decide la sorte dei cavalieri, cercando di infilare la stella con la spada e con su stoccu. Ogni stella infilzata è auspicio di buon raccolto.

Sa Sartiglia - Oristano
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Re Giorgio, carnevale di Tempio Pausania
Stordente euforia tra maschere della tradizione, giostre equestri e carri allegorici

Non solo riti ancestrali o giostre equestri, anche carri allegorici. Per i tratti fortemente simbolici si distinguono il karrasegare osinku di Bosa (nella Planargia), uno dei carnevali più celebri della Sardegna, con manifestazione sino al 29 febbraio. Il martedì grasso è un giorno speciale. Al mattino si celebra s’Attiddu: le maschere femminili, indossate da uomini con il volto sporco di fuliggine, girano per le vie emettendo un lamento in falsetto. Alla sera le maschere in abito bianco, con un lanternino, cercano Giolzi (Re Giorgio), simbolo del carnevale. Gusti viareggini e veneziani si ritrovano nel carnevale allegorico più famoso e ‘popolato’ dell’Isola, il coloratissimo Carrasciali di Tempio Pausania, nel cuore della Gallura. Altri appuntamenti ‘classici’ sono nel Medio Campidano: a Guspini, Samassi e su Marulleri di Marrubiu.