È uno dei più celebri, interessanti e integri dei circa trenta templi a pozzo nuragici, dove si praticava il culto delle acque: il nome stesso ‘fontana coperta’ esprime funzione e ottimo stato di conservazione. A tre chilometri da Ballao, paese della regione storica del Gerrei - lungo la provinciale 13 che conduce dal centro abitato a Escalaplano –, è custodito il pozzo sacro di Funtana Coberta, immerso in un verde fondovalle chiuso a est da una piccola altura.

L’intero edificio, lungo dieci metri e mezzo, è stato realizzato con massi calcarei irregolari appena sbozzati, di spessore costante e squadrati nella faccia a vista. La pianta è particolare: due ali di diversa lunghezza danno luogo a un atrio di cui tutt’ora vedrai la pavimentazione originale. Come di consueto nei pozzi sacri, il monumento è articolato in tre parti: in superficie, il piccolo atrio (o vestibolo) a cielo aperto, rettangolare, largo quasi due metri; una scala d’accesso di dodici stretti gradini, ben rifinita e coperta da un solaio a gradoni, composto da dodici architravi degradanti che si innestano nelle pareti e riproducono specularmente l’andamento dei gradini sottostanti, scendendo fino al pavimento della camera a tholos; il vano a tholos, appunto, costruito nelle forme di un piccolo nuraghe: è una camera semisotterranea, di pianta quasi circolare, larga sul fondo tre metri e mezzo, coperta da una falsa cupola alta cinque metri e mezzo. La cura costruttiva della cupola è notevole, fasciata da un muro a tamburo, al quale si lega un corpo sporgente che delimita la scala d’accesso e le due ali dell’atrio in antis. Particolare è anche la leggera convessità delle pareti, quasi a ‘invitare’ i fedeli verso l’interno del tempio. Il pavimento è realizzato con lastroni di calcare disposti accuratamente a raggiera, qui è localizzato la canna del pozzo, scavata nella roccia base, profonda cinque metri e rivestita da 36 filari di pietre, con una bocca - in media larga un metro - da cui sgorga la sorgente d’acqua.

All’esterno, le strutture in elevato sono attualmente il muro perimetrale a forma di serratura di chiave che racchiude l’atrio e il tamburo del pozzo. A un metro e dall’ambiente principale è emersa un’altra struttura ad andamento rettilineo, non ancora indagata. La forma edificatoria è simile a quella di molti altri pozzi sacri, ad esempio il santuario di santa Vittoria a Serri. Quanto a struttura architettonica e dimensioni è stata rilevata anche una strettissima (e sorprendente) connessione col pozzo sacro di Garlo monumento del II millennio a.C. portato alla luce nel 1981 in Bulgaria, l’antica Tracia, a 50 chilometri da Sofia, a ridosso del mar Egeo. Le due strutture differiscono solo di pochi centimetri.

Gli scavi archeologici, iniziati da Antonio Taramelli nel 1918 e ripresi nel 1994 (sino ai più recenti del 2008), hanno permesso di datare il tempio tra XIII e IX secolo a.C. I reperti restituiti dalle indagini sono essenzialmente materiale ceramico del Bronzo recente e finale. Si tratta di frammenti di vasi carenati con spalla obliqua, ciotoline emisferiche e olle a collo. Pochi i ritrovamenti di stoviglie nuragiche, di più quelle di età romana. I reperti in bronzo rinvenuti sono lingotti a pelle di bue, frammenti di spade votive e di bronzetti, come la testa di un arciere, l’orecchio di un animale e un piede con supporto.