Scintille di festa nelle notti di gennaio

Fuochi di sant'Antonio - Ottana

Scintille di festa nelle notti di gennaio

L’accensione dei fuochi di sant’Antonio abate a metà gennaio è una delle tradizioni ataviche più sentite in Sardegna, specie dell’entroterra, un’aria di festa avvolgente e inebriante che segna l’inizio del Carnevale
spettacolari falò riscaldano mani, anima e cuore in cento paesi dell’Isola

Secondo leggenda, sant’Antonio discese agli Inferi a rubare con l’inganno una scintilla incandescente. La nascose in un bastone cavo e la donò agli uomini. Dal fuoco derivò il ciclo vitale. Ancor oggi per omaggiare il santo, in circa cento paesi dell’Isola si celebra il rito ancestrale di sant’Antoni e su focu (o de su fogu). In un connubio tra sacro e profano, i bagliori di grandi falò illuminano le notti di gennaio. All’imbrunire del 16, le comunità si raccolgono in piazza per il rituale, forse di origine greca (derivante dal mito di Prometeo). Ciascuna con proprie usanze che raccontano storie tramandate da generazioni. Tutte idealmente unite dalle fiammelle notturne, che risplendono in cieli rischiarati da Luna e stelle e riscaldano mani e cuore dai tremori del freddo. Alcuni centri nella serata del 20 celebrano con spettacolari falò anche san Sebastiano. I fuochi incitano le anime a danzare. Prima con movimenti simili a sussulti, poi il crepitio dei rami ardenti e l’atmosfera sacra si trasformano in festa coinvolgente, accompagnata dalle melodie di launeddas e fisarmoniche e dall’offerta agli ospiti di vino novello, fave con lardo, coccone, pistiddu, dolci di sapa, mandorle e miele.

Sas frascas di Lodè
Fuochi di sant'Antonio Abate - Orosei
Fuoco di sant'Antonio, spettatori
serate tra scintille ed euforia, danze e riti ancestrali e propiziatori, vino novello e prelibatezze

Una Sardegna che custodisce e rievoca riti millenari con profondo senso di sacralità. Da un territorio all’altro i fuochi hanno nomi e genesi diverse. Barbagia e Ogliastra sono patrie de sos focos. Nei giorni precedenti la festa si raccoglie la massa di legname che va a formare un’altissima piramide nel sagrato della chiesa. La sera della vigilia, la statua di sant’Antonio è portata in processione per le vie e quando si arriva al sagrato, i fedeli compiono tre giri propiziatori intorno alla catasta in senso orario, tre nel verso opposto. Poi l’accensione, tra scintille ed euforia. Barigadu, Guilcer, Marghine e Montiferru sono i regni de sas tuvas. Si va alla ricerca di alberi cavi, messi in piedi nella piazza principale, riempiti di alloro e benedetti, alcuni incisi con croci. Una seconda benedizione accompagna il fuoco che divampa dentro l’albero, quasi giungesse direttamente dagli Inferi. Caratteristica è sa tuvera di Sorgono nel Mandrolisai, la Barbagia più occidentale. Corbezzolo, lentisco e cisto sono le frasche protagoniste dei fuochi di Orosei, Posada, Siniscola e Torpè, in Baronia. Sas frascas bruciando emanano un’intensa e profumata fragranza aromatica. Dorgali si differenzia perché vengono accese solo frasche di rosmarino, dal profumo intensissimo.

Sas tuvas di Orosei
Fuoco di sant'Antonio e maschere merdules
S'urzu e sos colonganos - Austis
i fuochi di sant’Antonio significano anche prima uscita della maschere carnevalesche

La ‘festa dei fuochi’ è simbolo di ciclo di vita, momento suggestivo e socializzante, nonché ‘prima uscita’delle arcaiche maschere del Carnevale. A Mamoiada Sant’Antoni e su ‘ou prevede l’accensione di tanti falò quanti sono i quartieri e, attorno ad essi, si animano le vigorose danze dei Mamuthones accompagnati dagli Issohadores. Un’usanza che si perde nella notte dei tempi: il rumoroso ballo dei sonagli servirebbe ad allontanare il male e favorire annate agrarie abbondanti. La festa si articola in tre giorni: la vigilia del 16 gennaio, santAntoni il 17 con danze e offerta dei dolci tipici (caschettas, papassinos nigheddus e biancus e coccone in mele) e santAntoneddu il 18. A Ottana si festeggia s’Ogulone de sant’Antoni e sa prima essia dei Boes e Merdules. A Orotelli, dopo il rito religioso intervengono i Thurpos, gli orbi con visi ricoperti di fuliggine e vestiti di orbace nera, con riti propiziatori e ancestrali: si brinda con il vino nuovo e si gustano su concale, fave con lardo, pane tundu e pistiddu. A Neoneli nel pomeriggio del 16 c’è la vestizione de sos Corriolos, cui segue la loro danza rituale intorno ai fuochi.

Fuochi di sant'Antonio abate - Monserrato
Maschere di carnevale
Sos Corriolos - Neoneli
ogni comunità con propri rituali millenari, tutte unite idealmente da notti fiammeggianti

A pochi chilometri da Cagliari, a Sinnai, si celebra su Fogadoni de Santu Antòni, che prevede benedizione degli animali, accensione del grande falò, esibizione de is Cerbus e zeppole per tutti. A Seui, , nella Barbagia di Seulo imperdibile appuntamento il 20 gennaio con Is Fogoronis in onore di sant’Efisio, sant’Antonio e san Sebastiano: le vie del centro storico sono percorse da un corteo in processione con le fiaccole, che, dopo le cerimonie solenni, fa tappa nei vari rioni dove sono accesi is fogus. Qui scoprirai il misterioso e suggestivo rito de s’Intregu. Al confine tra province del sud Sardegna e di Nuoro, immancabile la tappa a Sadali per is Foghidonis, evento che chiude la saga dei fuochi nelle serate del 20 e 21 gennaio: i giganteschi falò accesi in onore di sant’Antonio e san Sebastiano segnano anche la prima uscita della maschera de s’Urtzue su Pimpirimponi.

Is Foghidonis - Sadali

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