Riti e simboli dei matrimoni della tradizione

Matrimonio selargino

Riti e simboli dei matrimoni della tradizione

A inizio agosto sa Coia maurreddina nel basso Sulcis e a inizio settembre l’Antico Sposalizio selargino nel Campidano più meridionale sono rievocazione autentica delle nozze tradizionali del sud Sardegna
un inno a ciò che il tempo ha costruito, a ciò che la memoria ha conservato

Una polifonia di canti, un’armonia di suoni e colori, un insieme di riti ancestrali e gesti simbolici, che incarnano spirito e saperi di intere comunità, storie di sentimenti e promesse d’amore, da custodire e tramandare. I matrimoni tradizionali della Sardegna sono espressione di fede e autenticità, contraddistinti da rituali, le cui radici si perdono nella notte dei tempi. Con l’avvento del cristianesimo, le tradizioni pagane non scomparvero, furono rielaborate in pratiche religiose. Due gli elementi chiave: fuoco e acqua, basi di ancestrali forme di divinazione. E due sono anche gli sposalizi della tradizione che caratterizzano l’estate: dal primo al 4 agosto va in scena la 51esima Coia maurreddina, rievocazione dell’antico matrimonio di Santadi e di riti della comunità agropastorale del basso Sulcis; un mese dopo, la seconda settimana di settembre, si ecco la 59esima edizione dell’Antico Sposalizio selargino, sa Coja antiga cerexina, la più antica riproposizione, fedele e spettacolare, dello storico matrimonio campidanese. È uno degli eventi identitari più celebri della Sardegna, trionfo della cultura tradizionale con cerimonia sfarzosa e festa corale di folklore che accoglie a Selargius usi e costumi di tutte le comunità sarde.

Matrimonio selargino, vestizione della sposa
un viaggio etnografico che ridà vita a un'antica comunità agropastorale

Terra di rinomati vigneti e sorgenti d’acqua purissima, Santadi riscopre le sue origini nel giorno de sa festa manna, la prima domenica di agosto. I preparativi durano settimane: mani sapienti confezionano gli abiti su misura - broccato e seta per la sposa, orbace nero e finissimo lino per lo sposo -, la scelta dei buoi più forti, l’addobbo delle traccas (carri), la selezione dei canti, tutto nel rispetto della tradizione de sa Coia maurreddina (sposalizio mauritano). Il nome risale al tempo dei Vandali (V-VI secolo): maurreddinu è il diminutivo di maurru (moro), oltre a saccheggiare i centri costieri, alcune comunità di ‘mori’ si stabilirono nel basso Sulcis. A fare da contorno al fatidico sì, genitori, testimoni, parenti, invitati, gruppi folk provenienti da varie parti dell’Isola e i cavalieri che contribuiscono al gusto di un rito senza tempo, riaffiorato negli anni Settanta del XX secolo.

Benedizione della sposa
Benedizione dello sposo
riti pagani combinati con celebrazioni cristiane

Nel giorno tanto atteso le traccas ornate di arazzi, tralci di vite, spighe e fiori, sono trainate dai buoi bardati su un tappeto di petali rossi e ramoscelli (sa ramadura) fino a casa degli sposi. La nuova vita insieme inizia quando gli sposi salgono sulla loro tracca che li accompagnerà all’altare. Il paese si stringe intorno alla coppia, ogni famiglia su un carro. Il corteo nuziale, accompagnato dai cavalieri, si muove lento, tra le note dei suonatori di launeddas, sino alla piazza dove si svolge la funzione. Antichi e suggestivi rituali di buon auspicio contornano la cerimonia, tramandati di generazione in generazione, per augurare benessere e felicità ai novelli sposi: la benedizione degli sposi con l’acqua da parte dei genitori, e quello de sa ‘razia (la grazia), ossia la rottura di un piatto colmo di riso, grano, sale, monete e petali di rosa, simboli di abbondanza, saggezza, ricchezza e amore, poi sparsi sul capo dei novelli sposi. Rotto il piatto, la festa prosegue fino a notte fonda.

Dolce tipico  - matrimonio selargino
Matrimonio selargino - Selargius
una storia d'amore e di comunità che va oltre il tempo

L’Antico Sposalizio è l’appuntamento più celebre di Selargius. Le sue radici affondano nel XVIII e XIX secolo, giunte a noi grazie a fonti scritte e orali. L’antica usanza tornò in vita negli anni Sessanta del XX secolo: è evocazione del passato e tutela della tradizione. Oggi per dire sì con l’antico rito ci si prenota da tutto il mondo e con anni di anticipo. Le celebrazioni nuziali iniziamo il giovedì (o venerdì) con sa cantada a is piccioccas: giovani in abiti tradizionali accompagnano lo sposo su un carro adornato per cantare la serenata sotto casa della sposa. Le donne di famiglia sono affacciate alle finestre, gli uomini intonano canti polifonici di corteggiamento. Il sabato è il turno del corredo della sposa: i carri a buoi lo trasportano nella casa dove andranno a vivere i futuri sposi, preceduti da persone in abiti tradizionali e suonatori. La domenica si inizia con la vestizione degli sposi all’interno di una grande casa campidanese. Da qui partono sposi, testimoni, parenti, invitati, cavalieri e gruppi folk provenienti da tutta la Sardegna, accompagnati da suonatori di launeddas e tumbarinos. Il corteo sfila per le vie storiche della città, sino alla parrocchiale della santissima Vergine Assunta.

matrimonio selargino
sa cadena simobolo di vincolo perpetuo

La lunga celebrazione è in sardo campidanese. Dopo lo scambio degli anelli, le mani degli sposi sono unite da sa cadena, la catena nuziale, molto più che un semplice legame, un simbolo di fede e del vincolo perpetuo. È costituita da 66 anelli d’argento, elementi che esprimono carattere di un’intera comunità e unione ininterrotta fra tradizione e modernità. Accanto a sa cadena convive armonicamente un patrimonio di bellezza: abiti in broccato, veli di pizzo ricamati a mano e, a suggellare l’incanto, il fasto de is prendas, ori e gioielli antichi. Terminata la funzione religiosa gli sposi escono fra gli applausi accompagnati dal lancio di due colombe. La celebrazione prosegue nella vicina chiesa di san Giuliano, dove gli sposi scrivono la promessa d’amore che sarà custodita nel piccolo santuario romanico e svelata solo dopo il venticinquesimo anno di matrimonio (con lettura del primogenito). A conclusione, su cumbidu, il banchetto nuziale, preceduto dai classici riti di buon auspicio e prosperità, la benedizione dell’acqua, in segno di purificazione, e sa ‘razia,. Poi è tempo di festa, si sprigiona l’eco di un’Isola che si racconta: in serata i gruppi folk si esibiscono in uno spettacolo imperdibile. Il confine fra passato e presente si trasforma in un viaggio etnografico che restituisce vita a un’epoca fatta di lavori nei campi, un inno a ciò che il tempo ha costruito, a ciò che la memoria ha conservato. Una storia d’amore e di comunità, che va oltre il tempo.

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