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Donna o Dea

08 Dicembre - 12 Maggio
Donna o Dea

Al Museo Archeologico di Cagliari dall'8 dicembre al 12 maggio 2019 la mostra “Donna o dea. Le rappresentazioni femminili nella preistoria e protostoria sarda”. In esposizione la più ricca collezione di manufatti della preistoria sarda a confronto con alcuni tra i più antichi e famosi reperti peninsulari. Pietra, argilla, osso. Figure femminili modellate dai nostri antenati più remoti. A partire dal tempo, lontanissimo e cruciale, in cui l’uomo di Neanderthal aveva da ultimo ceduto il passo all’uomo moderno. Cioè a noi. Un emozionante viaggio tra i sentimenti di comunità ancestrali, lungo il tramonto del Paleolitico e attraverso l’età dei metalli. Che in Sardegna si presenta alla vigilia della storia con le formidabili creazioni dei suoi nuragici.

L'idea di questo progetto espositivo nasce con l’obiettivo di mettere in risalto le alcune delle raffigurazioni femminili presenti dalle fasi preistoriche fino alla protostoria sarda e offrire così una visione d'insieme di una serie di manufatti presenti in diversi contesti archeologici del territorio isolano. Partendo dalle più antiche espressioni artistiche dell’arte Paleolitica, con la famosa Venere di Savignano, databile a circa 25.000 anni fa, manufatto che aprirà il precorso espositivo anticipando un’analisi iconografica e stilistica, passando dalle volumetrie classiche del Neolitico medio si giunge alle raffigurazioni di donne nuragiche, descritte attraverso una resa stilistica essenziale e solenne.

Una trasversalità tematica farà da cornice alla mostra: nel corso dei cinque mesi, infatti, in cui sarà possibile visitare l’esposizione, sono previsti numerosi appuntamenti aventi contenuti dal taglio non soltanto archeologico e antropologico-etnografico, ma anche sociologici, con richiami all’attualità. Un mondo al femminile che nei millenni, attraversando le sfere del mito, del sacro, del religioso e del quotidiano, giunge fino a noi. Il trait d’union tra le prime comunità antropiche e i giorni nostri è il telaio di Maria Lai che, con la sua opera La Terra del 1968, rappresenta il simbolo narrativo della mostra. Le trame e l’ordito simbolicamente evidenziati dall’artista, narrano la storia di donne.

La mostra è curata dall’antropologa Silvia Fanni, e dalle archeologhe Marcella Sirigu e Laura Soro, con la validazione scientifica di Carlo Lugliè.

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