Un paesaggio incantato: il rumore della risacca, la brezza che espande i profumi mediterranei, le tonalità del mare, un luogo di rara bellezza quasi mai affollato. Selvaggia e suadente, isolata ma accogliente, tra rocce frastagliate, con pinnacoli che sembrano torri, ecco sbucare un po’ inaspettata, la spiaggia di su Sirboni. È una lingua di sabbia bianca e finissima, incastonata in una insenatura nascosta tra porfidi rossi, punteggiata dai bungalow di un vecchio resort, abbandonato da decenni e inglobato ormai nella natura del luogo. Il suo nome significa ‘il cinghiale’ ma è nota anche come Cala Francese: splende sulla costa del sud dell’Ogliastra, nel territorio di Gairo sant’Elena. La raggiungerai uscendo dalla ‘vecchia’ statale 125 a Cardedu e dal paese procederai per otto chilometri, prima verso la marina di Cardedu, poi per Perd’e Pera.

Su Sirboni va cercata e desiderata. Dal parcheggio sulla strada prenderai un sentiero di circa 300 metri. La porta d’ingresso è un varco ricavato nella folta vegetazione. Pochi scalini, poi giù fino agli scogli. Ti aspettano 15 minuti di camminata - immancabili scatti fotografici compresi - tra scisti e corbezzoli, rocce ruvide e spigolose, massi tondi e lisci. La meta è un arco lungo 200 metri di sabbia chiara, soffice e morbida come il borotalco, ‘inatteso’ in un tratto di litorale quasi tutto ciottoloso. Alle sue spalle piccole dune e verde mediterraneo impreziosiscono la baia. Il fondale è basso per decine di metri, l’acqua limpidissima e brillante di colore azzurro e turchese, ideale per snorkeling e pesca subacquea.

Una perla tanto splendente quanto selvaggia, che sarebbe probabilmente la spiaggia più bella di una qualsiasi altra regione italiana, eppure è poco nota. Troverai poco affollamento persino in alta stagione, forse perche la relativa fatica dell’itinerario arrivarci scoraggia un po’. Niente stabilimenti balneari, niente noleggio lettini, bar, solo lo ‘scheletro’ del resort abbandonato. Allora meglio portarsi tutto il necessario, per bere, mangiare ed esplorare, incluse maschera, pinne e scarpette da scoglio. Ed è consigliabile restarci sino al tramonto, quando la luce del sole dipinge di mille sfumature di rosso le rocce circostanti, una magia nella magia che ti lascerà un ricordo ancor più speciale e la voglia di tornarci appena possibile.

Insieme a su Sirboni, la marina di Gairo offre un altro spettacolo, diverso ma altrettanto suggestivo, Coccorrocci: quattro chilometri di sassolini porfirici, tondi, lisci e lucenti, modellati dal tempo. Ci vivono le chiocciole marine, che danno nome alla spiaggia, la più grande nell’Isola tra quelle interamente in ciottoli. Il contesto è suggestivo: le pietroline scure si combinano con le tonalità azzurre del mare, mentre attorno incombono rocce di porfido rosso e i ginepri incorniciano di verde e inebriano di profumi la spiaggia. Il luogo è ideale per il trekking: venti minuti a piedi dalla spiaggia troverai le piscine naturali alimentate dalla sorgente su Accu ‘e axina Nella marina si segnala anche la spiaggia di Lispedda, detta ‘la spiaggetta’, divisa in due da scogli e con ghiaia e ciottoli. Dal mare il territorio di Gairo arriva sino al Gennargentu. Altri paesaggi da non perdere sono la grotta Taquisara, nel monte Ferru, e l’imponente Perda ‘e Liana, la vetta dei tacchi d’Ogliastra (1300 metri), monumento naturale ‘protetto’, popolato da mufloni e sorvolato dal gipeto.