Quando dalle creste calcaree del monte Albo, scenderai con un ascensore sino a 80 metri sottoterra, ti addentrerai in un’altra dimensione: dal bianco candido, punteggiato di verde mediterraneo, passerai a un mondo tetro e misterioso, con poche lampade a far breccia nel buio, tunnel stretti, passerelle fangose, sgocciolii d’acqua e rocce trasudanti fatica e sacrificio di migliaia di minatori. Una gita insolita e affascinante ti attende nella miniera di sos Enattos, a pochi passi da Lula, raggiungibile dalla provinciale 38, strada che dalla statale 131 porta al paese.

Il tour guidato di circa due ore comprende prima la visita a un piccolo museo legato all’attività estrattiva, poi alla parte di miniera messa in sicurezza, compresi pozzo, gallerie, laveria, sale macchine e impianti di raffinazione, perfettamente conservati. Durante il tour ex operai della miniera ne raccontano la storia dalle origini alla chiusura. La prima concessione ufficiale per lo sfruttamento delle sue risorse risale al 1868, ma in realtà i giacimenti di piombo, argento, zinco e galena furono sfruttati sin da epoca romana: vi erano destinati i damnati ad metalla. Nell’XI secolo ci lavorò una colonia di schiavi ebrei per conto del ricco possidente Nabat.

Negli ultimi decenni del XIX secolo si alternarono vari gestori, tra profitti crescenti e sofferenza dei lavoratori: nel 1896 avvenne qui uno dei primi scioperi di minatori in assoluto. Nel 1905 la concessione passò alla Societé Anonime de Malfidano (poi denominata Pertusola), che diede impulso all’attività. Intanto il giacimento svelava i suoi segreti: non era tanto ricco di piombo argentifero ma conteneva un incalcolabile quantitativo di blenda, minerale in origine poco commerciale, poi valorizzato. I minerali erano trasportati con carri a buoi fino alla spiaggia di santa Lucia, vicino a Siniscola, dove era caricato sui battelli.

Tra le due guerre mondiali gli stabilimenti furono inattivi e ripresero l’attività nel secondo Dopoguerra. La rivitalizzazione fu opera di società private, in particolare la Rimisa, di proprietà della Monteponi-Montevecchio. Investimenti e sviluppo furono notevoli: sorsero diga, laveria, magazzino ricambi, officina meccanica, cabina elettrica, locali compressori, infermeria, laboratorio chimico e ufficio topografico. Nel 1971 fu ultimato il pozzo Rolandi, attraverso il quale oggi si scende con l’ascensore. Col passaggio all’Emsa furono messe in atto tecnologie sempre più moderne. Ciò nonostante, la fine dell’attività estrattiva fu inesorabile: attraverso varie crisi, si arrivò alla definitiva chiusura nel 1996.

Vicino a sos Enattos vedrai i ruderi delle miniere ‘gemelle’ di Argentaria e di Guzzurra e dei loro villaggi fantasma. Quello di Guzzurra è in cima a una collina: noterai edificio della direzione e alloggi degli operai. Seguendo un sentiero scenderai a valle fino ai resti della miniera di su Ergiolu, dove noterai un edificio con la macchina a vapore del pozzo d’estrazione, torre del camino e vasconi per l’acqua. Proseguendo sul sentiero arriverai ai fabbricati ottocenteschi abbandonati dell’Argentaria.

Le miniere di Lula - sos Enattos, Guzzurra e Argentaria - rappresentano uno degli otto distretti minerari che compongono il parco geominerario della Sardegna, riconosciuto dall’Unesco. Nel ristretto rientrano anche i giacimenti di Orani, sfruttati sin nel Neolitico recente: qui era estratto il talco, lavorato per produrre oggetti ornamentali, tra cui statuette della dea Madre. I 300 chilometri quadrati di tutta l’area sono circa il sette per cento del totale del parco geominerario.

Un’attrazione vicinissima al sito è la chiesa di san Francesco di Lula, cara alle famiglie dei minatori. Secondo leggenda, una prima chiesetta campestre fu edificata nel XVII secolo da banditi nuoresi. L’attuale, resa celebre da Grazia Deledda, fu eretta nel 1795: nei primi nove giorni maggio vi si celebra la novena in onore del santo. I fedeli alloggiano nelle cumbessias e offrono ai visitatori su filindeu, una pasta intrecciata cotta in un brodo di pecora e formaggio.

A sos Enattos è stato inaugurato nel 2019 il laboratorio di superficie di una infrastruttura di ricerca, in vista della possibilità di ospitare l’Einstein Telescope, l’interferometro che osserva e analizza le onde gravitazionali. Il sottosuolo lulese è un luogo ideale per questi studi.