Un particolare la rende quasi unica in Sardegna, se non fosse per un solo altro esempio, lontano quasi 150 chilometri: è stata edificata interamente usando mattoni in cotto. La chiesa di san Nicola sorge nella piana di Quirra, nel territorio di Villaputzu, e condivide l’unicità del materiale usato per la costruzione con San Gavino di Lorzia, isolato nelle campagne di Bono. I mattoni venivano prodotti usando argilla locale e cotti in loco, come dimostrano le tracce che riconducono alla cava e ai forni. Nessuna fonte conosciuta attesta l’anno di costruzione o di consacrazione dell’edificio, pertanto per collocarlo tra fine XII e inizio del XIII secolo è stato necessario basarsi su stilemi architettonici e decorativi, oltre che sull’utilizzo di schemi geometrici ben definiti, come la ‘canna toscana’ e la ‘quadratura’.

L’origine pisana della chiesa è nota anche grazie a un fatto storico: agli inizi del XII secolo il giudice di Cagliari concesse all’Opera di santa Maria di Pisa un vasto possedimento vicino al villaggio medievale di Kirra, per intensificare la produzione agricola del territorio ed evangelizzare la popolazione locale. La sua realizzazione del santuario si deve, dunque, ai monaci inviati dall’Ordine. Il villaggio fu poi abbandonato nel corso del XV secolo, ma la chiesa continuò a essere frequentata almeno una volta l’anno nei secoli successivi, per i festeggiamenti in onore del santo.

La sua pianta è rettangolare, con navata unica e abside semicircolare orientato a est. La facciata presenta un portale con arco a tutto sesto e termina con un campanile a vela. Noterai anche una sequenza di archetti pensili che corrono lungo tutto il perimetro. Ai fianchi si aprono due monofore per lato, una quinta si trova al centro dell’abside. L’aula è pavimentata in cotto e coperta con tetto in legno a capriate, che poggiano su cornici decorate con motivi geometrici.

La chiesa è posizionata ai piedi del monte Cudias, sulla cima del quale troverai i ruderi del castello di Quirra. Avamposto di importanza strategica, fu di proprietà cagliaritana, poi pisana e aragonese, per essere infine concesso in feudo alla famiglia dei Carroz e divenire teatro di storie e leggende, legate alla contessa Violante Carroz, conosciuta ai suoi tempi come ‘la sanguinaria’. Ne restano l’ampio perimetro murale e ruderi di torri e due cisterne. Da lassù il panorama ti lascerà senza fiato, con vista sulle dolci colline del Sarrabus e sulla lunghissima spiaggia di Murtas, fino a Capo San Lorenzo.