Alla fine del XX secolo, grazie alla costruzione di nuovi quartieri, ebbe una notevole espansione e i suoi abitanti raddoppiarono. Oggi con oltre 70 mila residenti Quartu sant’Elena è la terza città isolana dopo Cagliari e Sassari. Un tempo centro agricolo, oggi conserva la produzione vitivinicola, rinomata per la malvasia. Sono famose anche la lavorazione di gioielli in filigrana d’oro e la produzione di pani e dolci fatti in casa: candelaus, pabassinas e piricchitus. Il suo territorio è compreso tra: pianura del Campidano, montagne e boschi dell’oasi dei Sette Fratelli e parco di Molentargius-Saline, dove, a piedi o in bici, ammirerai colonie di fenicotteri rosa. La costa quartese inizia dal litorale del Poetto e si estende per decine di chilometri lungo la parte orientale del golfo degli Angeli. Scogliere a picco si alternano a spiagge sabbiose o di ciottoli: Capitana, con porto turistico e, alle spalle, colline coperte da pioppi ed eucalipti, le piscine naturali di is Mortorius, Cala Regina con ciottoli e mare azzurro, la bella is Canaleddus e la scenografica Mari Pintau, dove pietre levigate si immergono nel ‘mare dipinto’ dai colori abbaglianti. Infine, Geremeas, con spiagge candide e morbide: Kala ‘e Moru, Marongiu e Baccu Mandara.

Quarto nacque dall’unione di tre villaggi. Per proteggerlo dai saraceni, gli spagnoli costruirono cinque torri nel litorale. Tra le chiese, spicca la basilica di sant’Elena imperatrice, che conserva bellissimi affreschi, pulpito e fonte battesimale risalenti al XVIII secolo e una statua della santa, portata in processione durante la festa patronale (metà settembre). Altri edifici di culto antichi sono santa Maria di Cepola, costruita sui ruderi paleocristiani e ampliata nel XIV secolo, e sant’Agata, del XII secolo, poi rifatta tra 1280 e 1300. In campagna c’è Nostra Signora del buon Cammino, con colonne di età romana. Altra testimonianza romana è una villa nella frazione di Sant’Andrea, sommersa dal mare. Nel territorio sono censiti 38 siti nuragici: il principale è il nuraghe Diana, con una torre principale e due minori collegate da cortine murarie. A maggio durante la tappa di Monumenti aperti, potrai visitare edifici storici come le fornaci, che tra 1878 e 1985 hanno prodotto laterizi e tegole, il mattatoio, in funzione sino al 1968, e l’ex cartiera Perra del 1911, all’epoca unica fabbrica di carta per imballaggio. Per la manifestazione si aprono anche antiche case campidanesi con soffitti affrescati e pianelle a motivi geometrici. Da non perdere due dimore adibite a musei etnografici: sa Dom’e Farra (casa della farina), che custodisce attrezzi agricoli, e Il ciclo della vita, dove sono esposti ottomila oggetti tradizionali (XVIII-XX secolo). Di grande richiamo è Sciampitta, a luglio, maggior evento folk dell’Isola.