Già interessata da una concessione nel 1872, passò di mano in mano anche per problemi legati ad infiltrazioni d'acqua, particolarmente critici per i pozzi, fino all'acquisizione da parte della società Pertusola, che rilanciò i cantieri integrandoli con quelli della miniera di Is Arenas. Nel 1969 divenne a gestione pubblica per essere abbandonata nel 1986. Nell'ampia valle si apre una radura dove sono collocati, distanziati fra loro, i cameroni destinati agli operai scapoli, a uno o due piani, basati su aperture (porta e finestra) in serie. In un piazzale alberato sono invece visibili i resti del villaggio con la direzione, gli uffici, l'infermeria, la cantina e il circolo, variamente conservati. Si tratta in tutti i casi di semplici costruzioni funzionali. In località Baueddu è la piccola laveria sorretta da archi in prossimità dei forni di calcinazione, massicce costruzioni in pietra a pianta quadrata e muri obliqui. La miniera fa parte del Parco Geominerario, Storico e Ambientale della Sardegna, riconosciuto dall'UNESCO. Storia degli studi Gli impianti minerari di Iglesias sono menzionati in diverse opere sull'archeologia industriale in Sardegna. Bibliografia S. Mezzolani-A. Simoncini, [i]Sardegna da salvare. Paesaggi e architettura delle miniere[/i], Nuoro, Archivio Fotografico Sardo, 1993, pp. 160-166.