Un’isola nell’Isola, un luogo magico con caratteristiche uniche. La Giara è un altopiano basaltico ai confini della Marmilla col Sarcidano: s’innalza bruscamente sino a 550 metri dominando il pianeggiante paesaggio circostante, ondulato soltanto da ‘morbide’ e fertili colline. Sulla sommità, lunga dodici chilometri e leggermente declive, si conserva un ecosistema con animali e piante rare. Per differenziarla dalle vicine giare ‘minori’ di Serri e Siddi, è detta Jara manna (grande), oppure giara di Gesturi, Comune entro cui ricade circa metà dell’estensione (45 chilometri quadri). L’altra metà è suddivisa tra Genoni (1600 ettari), Tuili (450) e Setzu (250). La sua area interessa anche Albagiara, Assolo, Genuri, Gonnosnò, Nuragus, Senis e Sini. Ognuno custodisce siti naturalistici, archeologici, artistici e musei etnografici, raggiunti da una rete di itinerari percorribili a piedi, in bici o a cavallo.

‘Giara’ è forse evoluzione di glarea, ‘ghiaia’, che indica la pietrosità del suolo. La genesi deriva da colate laviche eruttate 2,7 milioni di anni fa sopra un basamento arenarico da due crateri oggi spenti: Zepparedda, vetta dell’altopiano (609 metri), e Zeppara Manna, il punto più panoramico. Non fu l’altopiano a sollevarsi bensì le terre circostanti, non protette dalla roccia effusiva, ad abbassarsi, erose da acqua e vento. Tra i due coni vulcanici sorge sa Roja, faglia che percorre l’altipiano con un gradino di 30 metri. I fianchi scoscesi sono stati ‘intaccati’ da frane generate da torrenti che nascono nelle sorgenti dell’altopiano e scendono lungo i bordi. Da qui l’origine de is scalas, vie d’accesso al tavolato, del quale scoprirai la storia geologica nel geopaleosito di Duidduru, e nel paleoarcheocentro di Genoni. All’isolamento si deve un patrimonio floro-faunistico altrove scomparso, grazie al quale, dal 1995, la Giara è sito di interesse comunitario. Rigogliosi boschi la ricoprono, specie secolari querce da sughero, spesso ‘costrette’ dal maestrale a crescere oblique. Poi lecci, roverelle, corbezzoli, lentischi e mirto. In primavera l’altopiano si riempie di colori e profumi: elicriso, asfodeli e cisti in fiore, distese di ciclamini e orchidee, il manto giallo della morisia, pianta endemica che dà nome al giardino botanico del parco. Gli ambienti più spettacolari sono is paulis, depressioni dove ristagna l’acqua piovana. Se ne contano decine, per lo più modesti e di breve durata. In alcuni casi, le dimensioni sono considerevoli e si conservano tutto l’anno, come nei due pauli maiori. In primavera gli stagni si ricoprono di un manto bianco di ranuncoli, in estate si prosciugano e appaiono come distese ‘lunari’. Le piogge autunnali li colorano del rosso cupo delle tamerici; spesso, un sottile strato di ghiaccio li riveste in inverno. Sono habitat di una ricca microfauna, tra cui due minuscoli crostacei, ‘fossili viventi’ immutati da milioni di anni. Sono dimora anche di falco di palude, cavaliere d’Italia e germano. L’altopiano è celebre per i cavallini, caso unico in Europa di colonia equina selvaggia. Is cuaddedus galoppano in piccoli gruppi tra i cespugli, si rifugiano all’ombra delle sugherete, si abbeverano nei pauli e sono ghiotti di ranuncoli. L’origine si perde tra mito e storia. Nel Medioevo intere mandrie popolavano l’Isola, gradualmente scomparvero. Oggi circa 700 esemplari pascolano allo stato brado sulla Giara: folta criniera, lunga coda e corporatura agile conferiscono loro grazia sorprendente a dispetto di stazza e natura selvaggia. A completare la fauna, cinghiali, donnole, lepri, martore, volpi e 60 specie di uccelli, compresi vari rapaci.

La Giara è un’inespugnabile fortezza naturale, con pareti a scarpata simili a bastioni. A lungo baluardo contro gli invasori, oggi custodisce tracce di un passato remotissimo. Un sistema di nuraghi presidiava is scalas: sulla sommità se ne contano 24, per lo più monotorre; il doppio, a due o più torri, si allineava ai piedi e sulle pendici. Nel ciglio sud-orientale spicca il Bruncu Madugui, il più imponente protonuraghe sardo con resti di capanne riunite in isolati. Alcuni complessi furono frequentati anche in epoca punico-romana: Pranu Omus a Genoni, Santa Luisa a Tuili e San Lussorio ad Albagiara; altri sorgono accanto a fonti: come il nuraghe Scab’i Ois, vicino alla sorgente del parco di Cracchera. La Giara è attraversata dal tratto di strada romana selciata più lungo dell’Isola: sette chilometri! Già nel Medioevo solo i pastori frequentavano l’altopiano: testimonianza ne sono le pinnettas, rifugi simili a capanne nuragiche.