Il monumento noto come "grotta della Vipera" è in realtà un ipogeo funerario (ossia un luogo di sepoltura scavato nella roccia). Si tratta di una delle tombe che costituivano la necropoli monumentale ubicata nel suburbio di Cagliari romana. Le tombe, coerentemente con una pratica urbanistica di cui l'esempio più eclatante è la via Appia a Roma, si disponevano ai lati della strada che usciva dalla città. Più propriamente, è possibile definirlo come un mausoleo familiare della nobildonna romana Atilia Pomptilla e del marito Lucio Cassio Filippo. Quest'ultimo era forse parente dell'anziano giurista Gaio Cassio Longino, esiliato in Sardegna dall'imperatore Nerone nel 65 d.C. Anche Lucio Cassio Filippo e la consorte Atilia Pomptilla erano stati condannati all'esilio nell'isola. La facciata, scavata nella roccia, riproduce quella di un tempietto in stile ionico composito. All'interno il mausoleo è suddiviso in tre ambienti: un vestibolo, una prima camera funeraria, una seconda camera funeraria. Nel mausoleo risultano praticati sia il rito funerario dell'inumazione sia quello dell'incinerazione. Il nome attuale, "Grotta della Vipera", deriva dalla presenza sul frontone di due serpenti scolpiti affrontati, il cui significato è stato variamente interpretato dagli studiosi: secondo alcuni, essi rappresenterebbero le figure divine di Isis e Osiris. secondo altri, si tratterebbe invece della rappresentazione simbolica di Lucio Cassio Filippo e di Atilia Pomptilla e, al contempo, della fedeltà conuigale, oltre che un monito ai passanti per il rispetto del luogo funebre. secondo altri ancora, infine, i due serpenti sarebbero in qualche misura interpretabili come un riferimento al mito di Cadmo e Armonia. L'ipogeo ha restituito un numero complessivo di 16 iscrizioni: nove sono in lingua latina e sette in lingua greca. quattordici (si tratta di quelle incise sulle pareti della prima sala) sono in versi esametri o distici elegiaci, mentre le due restanti (cioè l'iscrizione sul frontone e l'altra nella tabella che sovrasta l'architrave della porta d'accesso alla prima camera funeraria) non sono in versi. Di una di tali iscrizioni, quella che troviamo sul frontone, riportiamo: 1) il testo così come compare sul frontone: O▪I▪O▪Q▪S▪MEMORIAE▪ATILIAE▪L▪F▪POMPTILLAE▪BENEDICTAE▪M▪S▪P 2) il testo con lo scioglimento delle abbreviazioni: O(pus) i(nstitutum) o(blatum)q(ue) s(acrae) memoriae Atiliae L(ucii) f(iliae) Pomptillae benedictae. M(aritus) s(ua) p(ecunia) 3) la traduzione: "Monumento edificato e dedicato alla sacra memoria della benedetta Atilia Pomptilla, figlia di Lucius. Il marito (fece) a proprie spese". Dall'elogio funebre fatto incidere da Lucius sulle pareti della tomba veniamo a sapere che Atilia Pomptilla avrebbe offerto agli dei la propria vita in cambio di quella del marito. La datazione del monumento rappresenta una questione piuttosto dibattuta a causa della complessità e dell'eterogeneità degli elementi di cui occorre tenere conto per poter giungere ad un corretto inquadramento cronologico. Le proposte di datazione sinora avanzate oscillano, nelle opinioni degli studiosi, tra la seconda metà del I sec. a.C. e la metà del II sec. d.C. Storia degli studi La tomba è commentata, fin dall'Ottocento, in tutte le principali opere sulla Sardegna romana. Bibliografia P. Meloni, [i]La Sardegna romana[/i], Sassari, Chiarella, 19902. S. Angiolillo, [i]L'arte della Sardegna romana[/i], Milano, Jaca Book, 19982. A.M. Colavitti, [i]Cagliari[/i], Roma, L'Erma di Bretschneider, 2003. A.M. Colavitti-C. Tronchetti, [i]Guida archeologica di Cagliari[/i], collana "Sardegna archeologica. Guide e Itinerari", Sassari, Carlo Delfino, 2003. P. Floris, [i]Le iscrizioni funerarie pagane di Karales[/i], Cagliari, Edizioni AV, 2005. A. Mastino, [i]Storia della Sardegna antica[/i], Nuoro, Il Maestrale, 2005.