Confusa tra stradine strette, nel cuore di Stampace, quartiere medioevale di Cagliari, sorge la chiesa da dove ogni primo maggio parte una delle celebrazioni religiose più antiche in Italia e più coinvolgenti dell’Isola, la Festa di sant’Efisio. L’edificio originario è duecentesco, costruito sopra una grotta che si apre nella roccia calcarea profonda nove metri, ritenuta per devozione popolare la prigione dove Efisio fu rinchiuso prima di essere martirizzato e decapitato sulla spiaggia di Nora (303 d.C.). La chiesetta fu ampliata e modificata nel 1538, quando sorse accanto l’oratorio, forse progettato dall’architetto piemontese De Vincenti, all’epoca impegnato a Cagliari nella restauro dell’ex collegio gesuita di santa Croce. A fine XVIII secolo nuovi interventi conferirono alla chiesetta l’aspetto attuale, proprio del settecentesco stile barocchetto piemontese. La ricostruzione si concluse nel 1782.

La chiesa di sant’Efisio si affaccia su una piccola piazzetta dove prospettano anche i locali dell’arciconfraternita del Gonfalone, che cura il culto del santo. Accanto una stretta via che costeggia la parrocchiale di Sant’Anna. Al centro della semplice facciata, segnata da tre ordini di lesene ioniche, si apre il portale affiancato da due false nicchie. Sopra un finestra. L’ordine di coronamento è un timpano curvilineo che termina ‘a capello di carabiniere’ incorniciato da due modanature che si incontrano in due volute unite da una ghirlanda. La decorazione di gusto piemontese ricalca quella della chiesa di santa Restituta, distante pochi metri, costruita un secolo prima e modello per molte chiese sarde. Al fianco destro si innalza un campanile sormontato da un cupolino coperto di maioliche, risalente al rifacimento cinquecentesco. All’interno, sull’unica navata voltata a botte, si aprono tre cappelle per lato. Il presbiterio è rialzato e coperto da una cupola. L’aula è scandita da decorazioni classicheggianti, come paraste e trabeazioni. L’arredo è tipico di fine XVIII secolo, specie l’altare maggiore in marmi policromi (1786). Nel suo centro è sistemato un tabernacolo ligneo dorato a forma di tempio che contiene le reliquie del martire guerriero. In una cappella a destra è conservata la seicentesca statua portata in processione il primo maggio, mentre nella cappella a lui dedicata è collocata una seconda bellissima statua processionale del santo, opera di Giuseppe Antonio Lonis (1755), accompagnata il lunedì di Pasquetta sino alla cattedrale di santa Maria per ringraziare il santo di aver sbaragliato la flotta dei francesi rivoluzionari. All’interno è custodita anche una terza cinquecentesca statua detta Sant’Efis sballiau (sbagliato), in quanto lo raffigura con la palma del martirio sulla mano destra invece che sulla sinistra, come da iconografia. Alla navata si aggiunge il corpo della grande cappella del Crocifisso cui si accederai dal terzo arco a destra. Una grande tela raffigurante la conversione del santo campeggia al centro della volta. Altre opere di pregio sono alcuni dipinti e un Ecce Homo, scultura seicentesca caratterizzata da grande espressionismo.

Da una ripida scala scavata nella roccia accederai alla cripta, per tradizione la prigione di Efisiu gloriosu. In epoca romana l’ipogeo fu forse usato come tempio della dea Iside. Un pozzo al centro del pavimento avrebbe contenuto le acque per i riti d’iniziazione. Nel 1616 fu scoperta una tomba con uno scheletro attribuito a sant’Edizio. La conferma arrivò da una lastra di marmo su cui era scritto bonae memoriae Editius.