Sull'epoca della sua costruzione non c'è accordo fra gli studiosi, che hanno proposto datazioni fra il VI-VII e il X-XI secolo. La pianta è a croce libera. I bracci della croce misurano 9 m e terminano con muri rettilinei tranne che nel prospetto E dove si apre un'abside con finestrella a croce. All'incrocio dei bracci si innalza un tiburio coperto da tetto piramidale. In epoca successiva all'impianto cruciforme fu addossato a O un corpo di fabbrica rettangolare con abside a E, nel cui centro si riapre una monofora strombata a sguanci lisci. I paramenti murari sono caratterizzati dall'uso di conci di grande pezzatura in calcare bianco o virante all'azzurro, posizionati a incastro a formare gli angoli, dunque con chiara funzione statica, mentre gli specchi murari di tamponamento sono realizzati con conci appena sbozzati sovrapposti oggi con malta in origine a secco. Pur nelle ridotte dimensioni l'edificio mostra perizia esecutiva soprattutto per la stereometria esterna e la nitidezza dei volumi come nelle sottolineature date dalle sporgenze delle cornici e dei terminali dei tetti, e per l'aspetto raggruppato delle masse attorno al corpo centrale. Nel punto di incrocio tra i bracci voltati a botte si imposta la cupola che, contrariamente alla situazione verificabile nella maggior parte degli altri edifici cruciformi della Sardegna, non emerge dal tiburio ed è visibile solo dall'interno. Dal punto di vista tecnico la cupola è emisferica e si raccorda al quadrato di imposta tramite pennacchi angolari che collegano la circonferenza di base della cupola agli angoli all'incrocio dei bracci della croce. All'interno della chiesa si conservano lacerti di dipinti murali di epoca medievale, raffiguranti tra l'altro il Battesimo di Cristo. Storia degli scavi La chiesa fu studiata fin dalla metà del XX secolo da Raffaello Delogu, che l'ascrisse alla piena età bizantina. Successivamente Maria Chiara Satta ne ha proposto l'anticipo alla prima età bizantina. Bibliografia R. Delogu, [i]L'architettura del Medioevo in Sardegna[/i], Roma, La Libreria dello Stato, 1953, pp. 34-35. M.C. Satta, "Cossoine, Località Santa Maria Iscalas, Chiesa preromanica", in [i]Il suburbio delle città in Sardegna: persistenze e trasformazioni. Atti del III Convegno di studi sull'archeologia tardoromana e altomedievale in Sardegna[/i], Taranto, 1989, pp. 41-44. R. Coroneo-M. Coppola, [i]Chiese cruciformi bizantine della Sardegna[/i], Cagliari, 1999, pp. 49 51. R. Coroneo, [i]Chiese romaniche della Sardegna. Itinerari turistico-culturali[/i], Cagliari, AV, 2005, pp. 55-56.