La chiesa campestre è datata al 1632 da due iscrizioni su un pilastro a s. della navata, che ricordano i nomi degli "oberaios" Sebastiano Cau, Comida Manqua, Bidianu Manqua e dei maestri Antoni Pina e Iuaquinu de Otieri. Il maestro Antoni Pina è lo stesso Antonio Pinna che lavorerà, tra il 1636 e il 1642, alla fabbrica del San Sebastiano di Sorradile. Il santuario di Santa Maria ha subito importanti lavori di restauro. È costruito in conci di vulcanite rosa sommariamente sbozzati. La pianta è longitudinale a tre navate divise da due ampie arcate. Il presbiterio presenta una pianta rettangolare. La chiesa all'esterno è preceduta da un portico, al quale si accede dal sagrato, realizzato in pietra vulcanica rosa, scendendo tre gradini. Nel prospetto del portico si aprono tre ampie arcate a tutto sesto, i cui sostegni poggiano su un alto basamento. quella mediana è più alta e ampia delle laterali. All'estrema d., attiguo allo spiovente del tetto, è collocato un piccolo campanile a vela con una sola luce ogivale. La facciata, intonacata e dipinta di rosa, ospita un portale centinato con cornice modanata, intorno alla quale sono disposti a ventaglio dei conci in pietra grigia. Nella cornice sono sistemati due piccoli capitelli con decorazione vegetale. Affiancano il portale due semicolonne, costituite da rocchi di pietra grigia, sormontate da un timpano triangolare. A destra si trova un secondo portale, di minori dimensioni, anch'esso circondato da conci disposti a raggiera. Il fianco S della chiesa, preceduto dall'arcata laterale a tutto sesto del portico, presenta un portale e una piccola finestra. L'abside, di piccole dimensioni e coperta da tegole, ospita una finestra rettangolare sormontata da un architrave scolpito sorretto da tre colonne, poggianti su alte basi e coronate da allungati capitelli. Nel fianco N, in cui si apre una porta, è un'ala porticata sostenuta da quattro colonne con fusti modanati coronati da capitelli. Storia degli studi La chiesa è oggetto di una sintetica scheda nel volume di Francesca Segni Pulvirenti e Aldo Sari sull'architettura tardogotica e d'influsso rinascimentale (1994). Bibliografia V. Angius, voce "Bidonì", in G. Casalis, [i]Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna[/i], II, Torino, G. Maspero, 1834. T.K. Kirova-A. Tramontin-A. Bergamini, "Architetture della religiosità popolare nella Sardegna del XVII secolo: Cumbessias e Muristenes", in [i]Arte e Cultura del '600 e del '700 in Sardegna. Atti del convegno nazionale[/i] Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1984. O. Lilliu, [i]Fordongianus. La "casa aragonese" di via Traiano[/i], Cagliari, Castello, 1985. A. Garau, "Progetti di recupero delle chiese minori di Ardauli", in [i]I musuleos e le chiese di Ardauli[/i], a cura di G. Deiana, Ardauli, Litotipografia AGA, 1992. F. Segni Pulvirenti-A. Sari, [i]Architettura tardogotica e d'influsso rinascimentale[/i], collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1994, sch. 89.