La chiesa di Santa Maria di Bonarcado riveste massima importanza nell'architettura romanica in Sardegna, non solo per le dimensioni (m 31 x 14, alta m 9 circa), ma soprattutto per le circostanze storiche che si legano alla sua edificazione. La più antica carta del "Condaghe di Santa Maria di Bonarcado" informa della fondazione, attorno al 1110 per volontà del giudice arborese Costantino I de Lacon-Gunale, di un monastero camaldolese affiliato alla abbazia pisana di San Zeno e riccamente dotato di chiese, terre, uomini e bestiame. Un'altra carta commemora la consacrazione della "clesia nuova" di Santa Maria, avvenuta nel 1146/47. La chiesa misurava 30 m e aveva pianta a croce "commissa". l'attuale primo ordine della torre campanaria era il braccio S del transetto, mentre il braccio N è scomparso, così come l'abside originaria. Un'iscrizione nella parasta all'angolo s. del prospetto E data al 1242 l'inizio dell'ampliamento, ultimato alla consacrazione nel 1268. L'abside fu demolita e al suo posto si costruì un'aula a tre navate coperte in legno, conclusa da nuova abside, più vicina al santuario altomedievale. Per via delle due fasi edilizie, la chiesa ha oggi pianta longitudinale di circa 50 m. Alla prima fase appartengono la facciata e l'aula per una lunghezza di poco meno di 20 m. alla seconda la parte restante, fino all'abside.La sobria facciata è caratterizzata da alte arcate a tutto sesto, che producono un forte slancio verticale alleggerendo l'imponente massa di scuro basalto. Maggiori concessioni all'elemento decorativo si notano nel prospetto absidale, dove lesene a soffietto partiscono le superfici. I terminali sono decorati con archetti lobati su peducci allungati.