Grazie alla purezza delle sue forme architettoniche, Santa Maria di Uta è un monumento capace di esercitare una grande attrazione. Per carenza di fonti documentarie che informino sulla data precisa, l'impianto si situa nella seconda metà del XII secolo, anche per il confronto con la chiesa datata di Santa Maria di Tratalias (1213-82), che denuncia affinità formali. La prima attestazione è del 1363, in un documento in cui il sovrano catalano-aragonese Pietro IV la indicava appartenente agli Ospedalieri gerosolimitani, concedendola ai Cavalieri dell'ordine di San Giorgio de Alfama. La chiesa (m 22 x 10, alta 10 m circa) è in pietra sedimentaria. Ricostruita su una precedente binavata, ha pianta a tre navate divise da arcate a tutto sesto che si impostano su colonne con capitelli fitomorfi coevi alla chiesa, tranne il terzo a sinistra entrando nell'aula, che è di epoca romana. Ugualmente romano è il capitello riutilizzato come acquasantiera. L'abside è orientata ad E. Le navate hanno copertura lignea. La facciata è divisa in due ordini. Quello inferiore consta di tre specchi di cui il centrale ospita il portale architravato, con arco di scarico sopraccigliato, decorato a intrecci e impostato su due peducci con leoni. Si conclude con archetti su peducci. Al culmine dell'arco di scarico del portale corre una cornice decorata a gigli. Il secondo ordine ospita uno specchio concluso in alto da archetti e comprende il frontone con bifora. Al culmine della facciata è situato un campanile a vela, aggiunto in epoca successiva. Nei fianchi l'apparato decorativo, vario e ben conservato, documenta la tendenza ad esprimere anche in scultura i messaggi esposti dai sacerdoti sui pulpiti, rendendone più accessibili i contenuti in un'epoca di prevalente analfabetismo.