Le Cappuccine giunsero nella città di Sassari dal Real Convento di Madrid nel 1670. Esse si insediarono nelle case adiacenti alla chiesa di San Salvatore (ora scomparsa), donate loro dal medico Salvatore della Croce, che aveva edificato la chiesa a sue spese. La fondazione del convento però non seguì a breve termine il loro arrivo, giacché l'autorizzazione alla fondazione fu concessa dal magistrato di Cagliari soltanto nel 1690, mentre la conferma da parte dell'arcivescovo cagliaritano giunse l'anno successivo. Nel frattempo le monache ricevettero numerose donazioni che permisero loro di innalzare il convento e di riedificare la chiesa. Tra i benefattori, oltre che personaggi illustri quali l'Inquisitore generale e il sovrano Filippo IV, figurava anche il sacerdote don Giovanni Tola, sindaco del convento, il quale contribuì, oltre che alla ricostruzione della chiesa, dedicata a Gesù, Giuseppe e Maria e consacrata nell'autunno del 1692, anche alla creazione dell'antiportico di facciata, ultimato nel 1695, un anno dopo la sua morte. La chiesa è preceduta da un'atrio quadrangolare coperto da una volta a botte su cornice modanata, che si ispira al modello fornito dalla chiesa di San Pietro di Silki. L'aula è a navata unica scandita in tre campate da lesene doriche su basamento modanato. Al di sopra dell'aggettante cornice modanata e classicamente decorata da una fascia a triglifi inferiormente e da un fregio a dentelli superiormente, si imposta la volta a botte lunettata, illuminata da piccole finestre quadrangolari che trovano spazio nelle lunette. Nella terza e ultima campata si aprono due cappelle simmetriche, di poco sporgenti rispetto alla navata, cui si accede attraverso un arco a tutto sesto ornato da una rosetta in ciascuna vela. La cappella absidale, della stessa ampiezza e altezza dell'aula, ha pianta quadrangolare e volta a botte, e riceve la luce da due oculi alla sommità della parete terminale. La planarità della facciata, totalmente priva di ornamentazione ad eccezione del blasone marmoreo di don Giovanni Tola, è appena interrotta dal portale centinato e architravato e dalle tre finestre quadrangolari - la centrale maggiore e le laterali tamponate - al di sopra di esso. Secondo i canoni della tradizione spagnola, il convento e la chiesa formano un fronte unico. Il complesso monastico è costituito da due corpi quadrangolari con due cortili interni e da uno, minore, che fiancheggia la chiesa a sinistra. La parte più antica è rappresentata dal corpo di fabbrica che sporge oltre l'abside della chiesa. Il chiostro ha conservato le forme originarie, con il portico costituito da arcate a sesto leggermente ribassato su pilastri dorici quadrati con strette mensole e, al piano superiore, una finestra quadrangolare in corrispondenza di ogni arcata.. al centro è un pozzo settecentesco. Storia degli studi La chiesa è citata da Enrico Costa (1937). Dopo lo studio di Marisa Porcu Gaias sulla storia architettonica di Sassari (1996) è citata da Aldo Sari nel volume dedicato all'arcidiocesi di turritana (2003). Bibliografia E. Costa, [i]Sassari[/i], Sassari, 1937. V. Mossa, [i]Architetture sassaresi[/i], Sassari, Gallizzi, 1965. M. Porcu Gaias, [i]Sassari. Storia architettonica e urbanistica dalle origini al '600[/i], Nuoro, Ilisso, 1996. A. Sari, [i]La chiesa nell'Arcidiocesi di Sassari[/i], collana "Chiese e arte sacra in Sardegna", Sestu, Zonza, 2003.